Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Immagini dal Mondo Fluttuante

“Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo”.

Invito alla visita: Una mostra ricercata ed interessante per gli appassionati della cultura giapponese; per le persone curiose che amano scoprire l’esotico e una cultura non solo geograficamente lontana da noi; per tutti coloro che si trovano a trascorrere un fine settimana a Milano. Ospitando più di duecento opere sembra a tratti ridondante, anche per colpa dell’audioguida, che pur dando informazioni utili e interessanti analizza poche opere e tende a ribadire spesso gli stessi concetti.

Informazioni utilihttp://www.hokusaimilano.it


In occasione dell’anniversario dei centocinquant’anni della firma del primo trattato di amicizia e commercio fra Italia e Giappone, Palazzo Reale a Milano ospita una grande rassegna dedicata ai tre maestri dell’Ukiyoe Hokusai, Hiroshige e Utamaro.
Ukiyo – letteralmente Mondo Fluttuante – con l’avvento del periodo Tokugawa in epoca Edo (1615 -1868) prende ad indicare la riscoperta di quei piaceri effimeri che rendono piacevole e interessante l’esistenza. I temi ricorrenti sono paesaggi e scorci naturalistici, ambientazioni cittadine ed eleganti e sensuali figure femminili.
Altro dato interessante che ha influenzato notevolmente questa corrente artistica è la tecnica con cui sono state realizzate le opere: si tratta infatti di silografie (tecnica di stampa da matrice in legno). In fogli sciolti o in serie, rilegate nel formato dell’album o del libro illustrato, su ventagli pieghevoli e rotondi, le silografie erano replicabili in centinaia di copie fino a che la matrice non era consunta, facilmente trasportabili e distribuibili erano dedicate all’emergente classe cittadina (chōnin) composta da mercanti e artigiani. Particolarmente interessanti anche perché simbolo dello stretto legame fra il mondo artistico e quello letterario sono i surimono, biglietti augurali su cui apporre dei versi in occasioni speciali dell’anno, da poter utilizzare anche come inviti.

La mostra risulta particolarmente curata e accattivante anche nell’allestimento.
Muovendo i prima passi fra le sale di Palazzo Reale lo sguardo viene catturato verso l’alto da grandi pannelli in legno naturale e carta che scendono dal soffitto su cui sono riprodotti dettagli delle opere per poi scendere ad abbracciare le sale dipinte di blu in cui le opere si stagliano. Risulta particolarmente valorizzata l’opera più famosa ospitata dalla mostra. La grande Onda (Kanagawa odi namiura) è situata al centro della stanza che l’abbraccia fra due semicerchi blu.

La presenza quasi ossessiva di questo colore è dovuta alla sua introduzione in Giappone proprio in questo periodo in sostituzione dei pigmenti naturali utilizzati in precedenza.

Attraverso i cinque percorsi:

Paesaggi e Luoghi Celebri – Hokusai e Hiroshima
Tradizione letteraria e vedute celebri: Hokusai
Rivali di “natura”: Hokusai e Hiroshima
Utamaro: bellezza e sensualità
I Manga: Hokusai insegna

riescono ad emergere le principale caratteristiche dei tre artisti.

Hokusai (fine Settecento, inizio Ottocento) mette al centro delle sue opere l’uomo, la sua quotidianità e la sua vulnerabilità, facendo della natura circostante una cassa di risonanza del sentimento umano.

Hiroshige (Maestro della pioggia), a differenza, evoca spesso una natura incontaminata, silente, con visioni ampie in cui l’uomo risulta essere solo una piccola presenza richiamando un sentimento che riporta alla religione primigenia autoctona, lo shintō.

Utamaro è invece il maestro della pittura di beltà (Bijinga) e pioniere del ritratto dell’arte figurativa (ōkubie ossia ritratto femminile a mezzo busto).

Attraverso le loro opere e la scenografia della mostra vi sembrerà di passeggiare fra le beltà del Giappone.

Potete trovare il catalogo qui: Hokusai, Hiroshige, Utamaro


Focus: Influenze artistiche

Osservando le opere si scorgono una sensibilità e un gusto artistico molto lontani dalla nostra sensibilità. Eppure è affascinante scoprire quanto in realtà l’arte occidentale abbia influenzato e sia stata influenzata dall’arte orientale.

Intorno alla metà del Settecento il Giappone, dopo un periodo di chiusura dei rapporti verso l’esterno, si aprì alla scienza occidentale importando numerosi manuali e invenzioni. In campo artistico, in particolare, furono rivoluzionarie le tecniche della prospettiva e del chiaroscuro. I soggetti erano soprattutto architetture, la cui composizione ricorda molto i quadri Rinascimentali e del Vedutismo.
In maniera ugualmente rivoluzionaria devono essere apparse agli artisti francesi nella seconda metà dell’Ottocento le prime immagini ukiyoe stampate. È curioso il modo in cui queste immagini siano state scoperte: alcune pagine dei Manga servite per incartare delle ceramiche furono spedite ad un pittore francese che ne fu conquistato, dando vita al fenomeno del Japonisme. Inizialmente il gusto per l’esotico portò gli artisti ad usarli come soggetto nelle proprie opere (si pensi alla Madama Butterly di Giacomo Puccini). Successivamente invece artisti come Manet, Monet, Van Gogh, Degas e Toulouse-Lautrec si avvicinarono allo composizione tipica del Mondo Fluttuante, priva di prospettiva, fatta di campiture piatte e per piani sovrapposti.
Toulouse-Lautrec, ad esempio, riproduce nei suoi manifesti i soggetti corrispondenti al Mondo Fluttuante parigino e li tratta con campiture piatte e ampie, portando in primo piano singoli elementi a incorniciare l’intera scena proprio come Hiroshige faceva nei suoi paesaggi.

Queste magnifiche opere devono esserci da memento per ricordare che l’essere aperti alla cultura non può che portare ad una crescita reciproca. Le proprie tradizioni e la propria cultura sono le basi su cui costruire la propria identità, ma per crescere, aprire gli occhi, scoprire nuovi scorci bisogna essere curiosi, non aver paura di fronte all’estraneo, perché la diversità è ricca di stimoli. Non smettiamo mai di essere curiosi e di meravigliarci.

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