Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard nasce a Londra il 26 marzo 1923 in una famiglia infelice.

Il padre David – un ricco mercante di legname, eroe della Grande Guerra – all’età di 15 anni la baciò alla francese e continuò a molestarla.

La madre Kit – un’ex ballerina del balletto russo intrappolata in un matrimonio che aveva annientato tutti i talenti che credeva di avere, abbandonata dal marito per l’amante di vecchia data – molto probabilmente invidiava la figlia. Buttava tutte le sue lettere conservando quelle dei fratelli maschi; non la mandò a scuola perché non la considerava abbastanza intelligente e i suoi unici insegnamenti furono “Non rifiutare mai tuo marito – comunque tu ti senta», e «le persone come noi non fanno scene né rumore quando partoriscono».

Jane (come preferiva essere chiamata) divenne quel genere di ragazza ricca che trascorre indolenti estati in un’incantevole tenuta nel Sussex, di grande bellezza ma piena di complessi e dubbi sul proprio valore.E. J. Howard

Molto probabilmente fu proprio il disperato tentativo di colmare il suo bisogno di affetto e di affermare se stessa a segnare la strada che prenderà la sua vita.

Per fuggire dalla sua famiglia accetta la corte del primo signore che fu gentile con lei: all’età di 19 anni sposa Peter Scott, un naturalista di 32. Dal matrimonio nasce una figlia, Nicola, ma Jane, che aveva iniziato già a fare teatro e a posare come modella, si sentiva oppressa dal carattere dominate della suocera – la scultrice Kathleen Scott – e da un marito che le diceva come truccarsi, come vestire, cosa dire in società.

Nel 1947 decide di abbandonare il marito e la figlia di tre anni per trasferirsi in uno squallido appartamento in Baker Street per diventare scrittrice.

Ricordo la mia prima notte passata là, una lampadina senza plafoniera sul soffitto, il pavimento di legno pieno di chiodi minacciosi, la decadenza che si respirava sotto l’odore della vernice umida e la spiacevole sensazione che fosse tutto lurido a eccezione della mia camicia da notte. Soprattutto mi sentivo sola, e l’unica cosa di cui ero certa era che volevo scrivere.

Nonostante la povertà e la mancanza di educazione, e grazie soprattutto alla sua disciplina, all’età di 27 anni (nel 1950) pubblica il suo primo romanzo (The beautiful visit) e vince il John Llewellyn Rhys, un importante premio letterario nazionale.

Negli anni Cinquanta prosegue la sua vita in compagnia di numerosi amanti, di un secondo marito e della scrittura (We are for the Dark: Six Ghost Stories; The Long ViewIl lungo sguardo; The Sea Change), fino all’incontro con Kingsley Amis.Howard-Kingsley

Si vedono la prima volta nel 1962 al Cheltenham Festival di cui lei è direttore artistico. Fu amore a prima vista. Per lei lui abbandonò la moglie. Si sposarono tre anni dopo e andarono a vivere in una grande casa chiamata Lemmons vicino Barnet nell’Hertfordshire.
I primi tempi del loro matrimonio furono anni di passione, allegria e condivisione, pervasi da un’aura bohémienne.

Ma l’amore si trasformò in rancore.

Kingsley Amis le diceva che era più importante che fosse lui in primo piano, mentre lei si occupava della casa, organizzava feste e fine settimana con gli amici, allevava i suoi figli (Martin Amis di lei scrive: “Jane fu una matrigna strepitosa. Era generosa, calorosa, e piena di risorse; salvò la mia istruzione e per questo nessuno sa quanto le sia debitore”).

Lavoravo molto poco con Kingsley. Semplicemente non ne avevo l’energia. Non mi sentivo affatto apprezzata, non da Kingsley: lui era sempre gentile e rispettava il mio lavoro, ma non pensava a quanto fosse difficile cucinare per otto persone e fare la spesa e i vari tragitti in auto e i conti e scrivere le lettere e scrivere. Lui si svegliava e scriveva. Poi pranzava, faceva una passeggiata o un riposino, e poi scriveva di nuovo.

Lui era alcolizzato e lei rischiava di diventarlo, così dopo 18 anni un giorno Jane andò via di casa.
Amis non la perdonò mai e rifiutò perfino di vederla in punto di morte.

Erano gli anni ’80 e Jane, finalmente libera, diventò da sola una grande scrittrice. Seguendo il consiglio di Martin Amis, cominciò a lavorare a La saga dei Cazalet, una serie di romanzi ispirati all’esperienza della sua famiglia, sulla trasformazione della società inglese durante la seconda guerra mondiale. La saga, che poi divenne anche uno sceneggiato della BBC, l’aiutò a risanare le sue finanze.

Dal 1990 si trasferisce in un idilliaco cottage nel Suffolk, dove trascorrerà il resto della sua vita. Una vita all’insegna della felicità, della produttività e dell’ordine.
Negli ultimi anni si dedica alla scrittura della sua autobiografia rimasta però incompiuta.

Elizabeth Jane Howard muore il 2 Gennaio 2014 dopo anni sostanzialmente felici.E.J. Howard 3

La sua vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti (tra cui alcuni delle sue migliori amiche) divenne più nota delle sue opere, oscurandole.
La rese uno stereotipo.

È interessante conoscere la sua vita perché ha fortemente influenzato i suoi scritti, ma ciò che rese la Howard una donna libera e indipendente fu la forza con cui riuscì a continuare a scrivere, nonostante la società in cui viveva e nonostante fosse considerata una scrittrice per donne perché analizzava la natura umana scrivendo d’amore e di matrimonio.

Fu una donna inquieta, ma una scrittrice decisa e coraggiosa.

Ed è la sua determinazione che dovrebbe essere d’ispirazione. Bisogna continuare a combattere per affermarci in tutti quei campi in cui siamo ancora viste come donne e non come persone qualificate.


Sitografia:

Amori e lettere: la vita di Elizabeth Jane Howard

Il lungo sguardo di Elizabeth Jane Howard sulla vita a due

Elizabeth Jane Howard: Hilary Mantel on the novelist she tells everyone to read

Elizabeth Jane Howard and the men who let her down

La scrittrice ritrovata: Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard: writer

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