Fidel Castro – Il tempo del potere

“Ha la convinzione quasi mistica che la maggiore riuscita dell’essere umano sia la buona formazione della sua coscienza, e che gli stimoli morali, più di quelli materiali, siano capaci di cambiare il mondo e di spingere la storia. Credo che sia uno dei grandi idealisti del nostro tempo, e che forse sia questa la sua maggior virtù, anche se per lui è stata pure il maggior pericolo”. Gabriel García Márquez

Invito alla lettura: per gli amanti della fotografia e della storia; per i curiosi; per chi vuole conoscere meglio uno dei personaggi più carismatici del Novecento; per chi ha sognato Cuba almeno una volta nella vita.

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Líder máximo o dittatore. Punto di riferimento a cui guardare o tiranno da rovesciare. Di lui Gabriel García Márquez ha potuto a suo tempo lodarne la dedizione al lavoro, il gusto per la conversazione, i libri e la scrittura; la capacità seduttiva della parola. Roberto Saviano ne ha invece sottolineati i lati oscuri, le ombre di un regime che poteva spegnere le opposizioni e soffocare la libertà, anche intima e individuale.

Da ogni lato lo si guardi, Fidel Castro ha segnato il suo tempo e il tempo della storia. Se lo si guarda sulla pellicola, sulle stampe in bianco e nero e a colori – molte raccolte in questi volumi – lo si vede ben scolpito nei tratti, spesso fissato in un’iconografia che lo dipinge in pose e simboli riconoscibili.

Poi però si può guardare anche oltre, e scoprire che nelle fotografie che ritraggono Castro c’è spazio per il tempo in movimento, per la vecchiaia e l’infermità: non solo un eroe fissato nella sua età dell’oro, ma un uomo che ha vissuto la sua vita nella storia.

Lee Lockwood lo ha fotografato a Cuba tra il 1959 e il 1969, a partire da un viaggio organizzato per intervistarlo e immortalarlo durante una settimana trascorsa con lui. Fidel ha la barba lunga – e la barba sarà simbolo e icona – e la divisa militare del guerrigliero, prova tangibile di un potere sempre militante, della rivoluzione che non è ancora arrivata al suo frutto.

E’ ritratto di spalle, davanti alla folla oceanica di Santiago durante uno dei suoi leggendari, infiniti discorsi, in cui lasciava correre a briglia sciolta quell’oratoria irruenta e fluviale che ricordava Márquez. Il fotografo coglie il suo punto di vista davanti alla piazza gremita, in un gesto che guida le linee di forza sulla sua figura. La deformazione data dal grandangolo, se deforma la scena, serve anche ad aumentare l’immersività.

Ma poi Fidel è colto pure in atteggiamenti più intimi, sotto la veranda con Clelia Sánchez, a Isla de la Juventud, abbandonato sulla sedia a dondolo che riposa al terzo destro della foto (e simmetricamente sostenuta nella composizione proprio dalla figura di Clelia, seduta sul divano esattamente nel terzo opposto). Lo sguardo è perso verso l’esterno, in abbandono, e porta per qualche attimo l’occhio dello spettatore lontano dal centro della fotografia, ben tenuto dalla poltrona vuota, davanti a una porta chiusa. Le colonne ai lati della foto fanno il resto, disegnando le quinte di uno scatto che ha nella lampada a muro e nel paio di scarpe in primo piano ulteriori puntelli – in diagonale quasi perfetta – abilmente collocati sulla scena.

Non è del resto questa una novità. Anche Guevara è stato ritratto in momenti di pausa o maggiore intimità, e spesso proprio in compagnia di Castro (ad esempio, impegnati in una battuta di pesca: nello scatto, Fidel indossa la consueta divisa militare e Guevara ride divertito, a torso nudo ma con l’immancabile basco ben calcato sui capelli). Ma la figura di Castro introduce un elemento interessante, se ancor non del tutto nuovo, almeno curioso: la presenza ben visibile in alcuni scatti degli spessi occhiali da vista.

La rivoluzione dunque può essere in qualche modo imperfetta, e il suo capo farsi ritrarre con lo sguardo dilatato dalla miopia, senza per questo scalfire la bontà – e la potenza – del suo ideale. Certo, è noto che anche Guevara soffriva di asma, e ciò non gli ha impedito di entrare nel mito (e anzi, ha permesso di rinforzarlo con opportuni esempi di dedizione e forza di volontà). Ma non esistono fotografie pubbliche – o se esistono, io non le conosco – che lo ritraggano intento a respirare faticosamente con l’aiuto di un sacchetto di carta o di un inalatore.

Qualcuno dei suoi detrattori ha voluto sottolineare che nella fotografia più celebre del Che – lo scatto di Alberto Korda che lo immortala con lo sguardo fiero e forse un po’ sofferto rivolto all’orizzonte e al futuro – il Comandante Guevara stesse in realtà proprio combattendo contro l’asma: ma quella foto è entrata invece nella leggenda del guerrigliero, dell’ideale calato nella figura forse un po’ troppo stretta – e Guevara era pur sempre di corporatura ben solida! – per contenerlo.

Il tempo, la vecchiaia e la malattia – negli anni che lo vedono al potere, e nei pochi in cui è rimasto dietro le quinte dopo aver passato i compiti di governo al fratello Raùl – entrano anche nelle immagini pubbliche di Fidel Castro. Non solo la giacca militare, i sigari cubani, la barba lunga – tutti simboli che rimangono e si riconfermano nell’iconografia del líder máximo – il piglio forte e deciso, la facondia e la facilità di parola. Ma poi anche i vestiti borghesi, le tute sportive sformate da un corpo più fragile, il passo più incerto, la malattia, la vecchiaia: in una parola, il tempo che fa il suo corso.

C’è chi ha notato che la scelta della cremazione è fortemente simbolica, nel contesto della liturgia del potere. L’urna contenente le sue ceneri ha attraversato Cuba durante i nove giorni di lutto proclamati dopo la sua scomparsa: ma solo le ceneri, nessun corpo esposto alla venerazione pubblica. Non un corpo conservato o imbalsamato come quello di tanti capi prima di lui, oppure perennemente tramandato nell’aspetto e nel vigore della gioventù.

L’ideale per Castro esula dal corpo e continua a vivere nei corpi di chi lo sostiene, lo difende o lotta per affermarlo. Così nelle fotografie che nel corso degli anni lo ritraggono – e non sfuggono (non tutte e non sempre) alla retorica e all’immaginario ben consolidato del rivoluzionario – può trovare il suo posto anche il tempo. Castro diventa l’ideale in moto, la rivoluzione (e il potere) calati nella storia, nel suo movimento dinamico, nelle sue contraddizioni. Se Guevara – giovane e idealista, per forza di cose e di destino, e per forza di decisione – è la leggenda, il mito, Fidel Castro è cronaca, tempo vissuto. Storia grande, ma anche storia piccola del tempo e del suo trascorrere.


Bibliografia

Fidel Castro. Storia e immagini del líder maxímo a cura di Valeria Manferto De Fabianis.

Lee Lockwood. Castro’s Cuba. An american journalist’s inside look at Cuba, 1959-1969.

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