La Casa della Seta

Quanto sembrano distanti, quanto tempo è trascorso dalla mia ultima visita. Già. Ma eccolo, Holmes, con la sua pipa in mano. Si volta verso di me. Sorride. “Il gioco comincia…”

Invito alla lettura: Un romanzo che riesce a rievocare la scrittura e le atmosfere dei racconti di Conan Doyle. Un giallo di stampo classico in cui ritrovare Sherlock Holmes e il dottor Watson. Un po’ dilatato nella parte centrale, consigliato a tutti coloro che si sentono orfani dopo la scomparsa del famoso detective.

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L’ultimo manoscritto di Watson. Un’ultima storia da condividere dopo la morte dell’amato amico. Un storia che contiene un così truce delitto da dover essere secretata per cento anni.

È questa la premessa che Anthony Horowitz ha scelto per introdurre il suo nuovo romanzo ispirato alle opere di Conan Doyle.
La genesi di questo romanzo è diversa però dai numerosi scritti non autorizzati – fuori dal “canone” firmato Arthur Conan Doyle di quattro romanzi e 56 racconti – pubblicati fino alla sua uscita. The House of Silk è stata infatti commissionata dall’Arthur Conan Doyle Estate – il trust di eredi che controlla i diritti ancora in vigore negli Usa, scaduti quasi del tutto nel Regno Unito.

Nonostante le premesse non molto rosee, Horowitz riesce a creare una storia originale fedele al canone.

Dalla quarta di copertina:

Novembre 1890, Londra è stretta nella morsa di un freddo impietoso. Al 221B di Baker Street il fuoco arde nel caminetto e Sherlock Holmes sta bevendo il tè insieme al dottor Watson quando un uomo vestito con grande eleganza si presenta inaspettatamente, in preda a una grande agitazione. È Edmund Carstairs, un giovane mercante d’arte che si rivolge a Holmes in cerca d’aiuto: teme infatti per la sua vita, poiché da settimane un losco figuro con un’orribile cicatrice sul volto lo segue. Intrigati dal racconto di Carstairs, Holmes e Watson decidono di indagare e all’improvviso si ritrovano coinvolti in una serie di eventi indecifrabili e inquietanti, che si dispiegano dalle strade buie di Londra al sottobosco criminale di Boston. Il caso si infittisce e tutto riconduce puntualmente alla misteriosa e sinistra “Casa della Seta”, un’entità di cui sembra impossibile definire natura e contorni, una cospirazione pericolosa al punto di rischiare di distruggere le fondamenta della società stessa.

Il romanzo è composto apparentemente da due avventure distinte: L’uomo con il basco e La Casa della Seta, che si toccano senza mai effettivamente mescolarsi e che troveranno un finale comune nelle ultime pagine.

Horowitz riesce a ricreare un giallo di stampo classico attraverso una scrittura accattivante ed elegante. Durante tutta la lettura mi è sembrato di rivivere le opere originali.

Non solamente grazie allo stile: Horowitz è rispettoso dei personaggi e delle loro abitudini. Escludendo in parte Watson il cui stupore e la cui ingenuità ho trovato eccessivi.
Ha fatto molta attenzione a servirsi solo delle tecniche investigative care al modus operandi di Doyle – pedinamenti, travestimenti, deduzioni nate indizio dopo indizio – senza aggiungere colpi di scena estranei.

Tutto questo grazie alla numerosissime citazioni:

Holmes prese la pantofola persiana in cui conservava il tabacco e si mise a caricare la pipa.

C’è ancora qualche monografia che mi piacerebbe scrivere. Ho sempre desiderato allevare api.

[…] e trovandomi da solo mi dedicai alla lettura de Il martirio dell’uomo di Winwood Reade, un libro che era stato proprio lui a consigliarmi in più di un’occasione, […];

all’inserimento di personaggi e opere del canone, come soleva fare lo stesso Doyle nei suoi racconti:

L’avventura del soldato sbiancato; Horace Abernetty da I sei Napoleone; Jabel Wilson da La lega dei capelli rossi; L’avventura dei faggi rossi; L’avventura dei piani Bruce – Partington;

e alle numerose strizzatine d’occhio agli appassionati:

Non aveva mai festeggiato il compleanno, e ne avrei scoperto la data soltanto dai suoi necrologi.

E tuttavia ho dovuto convivere ogni giorno con la consapevolezza di aver sottovalutato i suoi sintomi e di non aver riconosciuto i primi segnali della febbre tifoide che me l’avrebbe portata via troppo presto.

Ho gradito anche l’analisi dell’opera originale che l’autore sembra voler condurre in alcuni punti del suo racconto.

Certo, i clienti di Homes, appartenevano ai ceti più disparati, ma (e forse un giorno qualcuno potrebbe fermarsi a considerare le implicazioni di quanto sto per dire) i delitti più interessanti, quelli che ho scelto di narrare, erano quasi sempre commessi da persone agiate.

I personaggi che si avvicendano nelle diverse avventure sono scelti proprio fra i ceti sociali a cui gli scritti erano destinati – e a cui lo stesso Doyle apparteneva – per renderle più vicine ai suoi lettori e più scandalose, pur non travalicando mai esplicitamente i confini del puritanesimo vittoriano.

Non siamo però davanti a un’opera perfetta.

Oltre a una precisazione: Horowitz sbaglia nel far dichiarare a Watson che Mycroft non aveva mai messo piede in Baker Street prima di allora né lo avrebbe mai fatto in seguito, perché accade proprio nella vicenda dei Piani Bruce-Partington che viene citata subito dopo.

Ho trovato tutta la parte centrale del volume un po’ lunga, diluita. E gli indizi eccessivamente lampanti e ovvi.

E soprattutto ho trovato forzata e completamente inutile ai fini della trama la presenza di Moriarty, inizialmente inserito velatamente per poi essere rivelato, se ancora qualcuno non l’avesse riconosciuto, nella postfazione. L’ho trovata una fastidiosa concessione, come se ormai le vicende che parlano di Sherlock debbano citarlo obbligatoriamente.

Nel complesso quindi un’opera dedicata a tutti coloro che come il nostro Watson ormai anziano rimpiangono di non poter vivere una nuova avventura e sognano di poter sentire nuovamente:

The game is afoot.


Mini Focus: le origini del giallo

“Mi sembra di capire che ha lasciato perdere le opere di Edgar Allan Poe.”
“Si riferisce a Dupin, il suo investigatore?” domandai.

Sebbene molti credano che l’origine ufficiale del genere “giallo” sia stata la creazione nel 1887 di Sherlock Holmes, in realtà viene fatta coincidere con il racconto del 1841 I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, il cui protagonista è Auguste Dupin, il primo vero investigatore della storia della letteratura. È altrettanto innegabile però che il più famoso sia Sherlock Holmes, modello su cui verranno forgiati in maniera più o meno evidente molti suoi successori, come Hercule Poirot, Nero Wolf e più recentemente Doctor House.

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