In cerca di Alice

“Era come entrare in un bagno caldo dopo aver preso la pioggia, come scivolare sotto fresche lenzuola di cotone dopo una giornata estenuante.”

Invito alla lettura: È una storia d’amore reale e concreta, che racconta di cosa accade dopo il “E vissero tutti felice e contenti” senza però dimenticarlo. Un racconto ricco di voci femminili che parla anche di amicizia e maternità.

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In cerca di Alice ammalia il lettore dagli scaffali della libreria: una costina azzurro cielo, un viso dagli occhi sorridenti che ti sbircia da dietro una colonna, una serie di post-it colorati. Si è subito attratti: evoca risate, una scrittura leggera e frizzante, una serie di pomeriggi trascorsi leggendo di equivoci e di una storia d’amore a tratti surreale.
Ma questo romanzo si rivela essere molto di più: risulta essere “un memorabile affresco familiare”, come lo definisce “The Sunday Times”.

Alice

[…] è tutta movimenti bruschi e veloci. È sempre occupata a scrivere sms, far tintinnare le chiavi dell’auto, prendere uno dei bambini per un gomito e rimproverargli qualcosa in un orecchio. È sempre così nervosa, indaffarata.

ha trentanove anni, tre figli e sta per divorziare. Ha mille impegni ed è fissata con la linea e l’organizzazione. Durante una seduta in palestra batte la testa e in un lampo perde i ricordi degli ultimi dieci anni.

Quando si risveglia crede di avere ventinove anni, un marito e un figlio in arrivo. Ed è sfacciatamente felice, pur avendo le stesse preoccupazioni di tutti.

Dieci anni fa non era così. Lei e Nick dormivano fino a mezzogiorno ogni domenica mattina. “Dove diavolo troveranno il tempo di ristrutturare quella casa enorme?” chiocciavamo io, mamma e Frannie come tre vecchie zie.

Alice rivede e rivive la sua vita attraverso i racconti degli altri, attraverso piccoli ricordi che le ritornano in mente quando alcuni dettagli sollecitano i suoi sensi. Non si piace più. Non approva le sue scelte di vita.

Gli ultimi anni si rivelano essere un puzzle che tentiamo di risolvere insieme a lei attraverso gli indizi che la scrittrice semina nel romanzo, saltando talvolta a conclusioni affrettate.

What Alice forgot è il titolo originale dell’opera. Ma cosa ha realmente dimenticato? Alla ricerca di quale Alice siamo partiti?

Alice è alla ricerca di una nuova se stessa. È arrivata ad un punto della sua vita in cui tutto le sembra negativo: Nick, il marito, si è allontanato a causa del lavoro, la sua migliore amica Gina è morta in un terribile incidente davanti ai suoi occhi e a quelli di Madison, la prima figlia. Evento che le fa allontanare: Madison ne rimane traumatizzata e Alice inconsciamente la incolpa dell’incidente. Si sente soffocare. È lei stessa che vuole dimenticare per rifugiarsi all’inizio della sua felicità.
La sua vita si spacca in due: un prima fatto solo di felicità e scelte giuste, un dopo doloroso pieno di scelte sbagliate. Eppure questo è solo un modo semplicistico di vedere la realtà: durante tutta la vita si alternano luci e ombre.

Quando finalmente riuscirà a recuperare la memoria, capirà però che

non è tutto bianco o tutto nero, ma di un milione di colori diversi.

Pian piano le due versioni di se stessa si fondono e lei riesce ad affrontare i problemi con la maturità e la consapevolezza dei suoi quarant’anni, ma con gli occhi di una trentenne.

“Forse,” disse titubante, “forse questo vuoto di memoria è un bene, perché ti aiuterà a vedere le cose in maniera più obiettiva senza pensare a tutto quello che è successo negli ultimi dieci anni. E quando ti tornerà la memoria avrai una prospettiva diversa e tu e Nick riuscirete a sistemare le cose senza scontrarvi.”

Alla narrazione principale si affiancano anche le storie della sorella Elisabeth e della nonna onoraria Frannie. Anche loro vengono toccate dall’incidente della protagonista e anche loro rimetteranno in discussione ciò che sono diventate.

Elisabeth attraverso il diario che deve scrivere per il suo psicologo (Compiti di Elisabeth per il dottor Hodges) ci mostra la sua esperienza di madre mancata. La sua vita insieme a quella del marito Ben si congela nell’attesa di un bambino che non arriva mai e la rabbia e il dolore li costringono ad una solitudine che sembra senza uscita.

Frannie invece, attraverso il suo blog personale “Le grandi riflessioni di una bisnonna”, racconta con leggerezza e ironia tutto ciò che accade in famiglia e la sua storia d’amore che sboccia a settant’anni.
Perché per innamorarsi non esiste un’età giusta e perché in fondo non si cresce mai del tutto, come dimostrano tutte le donne di questo romanzo.

Non appena fu uscita dalla cucina, Maggie diede una pacca sulla nuca di Nora, scompigliandole i capelli lisci. […] Era come essere tra compagne di scuola, a parte le rughe, i capelli grigi e i discorsi sui figli. Alice si sentiva sollevata. A quanto pare si poteva fare le stupide anche da adulte.

Il grande pregio di quest’opera è la chiarezza con cui riesce a descrivere la vita e i sentimenti di tre intere generazioni. Una vita normalissima (qualcuno potrebbe definirla “noiosa”), eppure in grado di regalare emozioni intense. Ricordandoci di apprezzare ogni singolo attimo di felicità e ogni piccola insignificante gioia. Perché è possibile trovarla anche in un paio di fresche lenzuola di cotone dopo una giornata estenuante.


Focus: Tutte le famiglie sono felici a modo loro

Ho adorato la storia d’amore fra Nick e Alice. I suoi ricordi mi hanno fatto battere il cuore e mi hanno lasciato un dolce sorriso sulle labbra. Perché loro rispecchiano il mio ideale di amore. Due persone che si accettano, che si rispettano, che amano i reciproci difetti. Un amore costante, che migliora entrambi.

Ma poi aveva conosciuto Nick che le ripeteva che era bellissima; e ogni volta che la toccava era come se le sue dita la rendessero veramente bellissima come diceva.

Spesso guardavo Nick di nascosto quando Alice gli raccontava qualcosa: la sua espressione tenera e orgogliosa, il modo in cui rideva più forte di chiunque altro quando lei ne diceva una delle sue. La capiva, come noi, o forse anche di più. Insieme a lui, Alice era più sicura di sé, più divertente, più brillante. Nick tirava fuori quello che c’era dentro di lei, le permetteva di essere pienamente se stessa, faceva splendere la sua luce interiore.

Eppure questo rapporto fatto di litigi per il latte e colazioni sui gradini di una casa in ristrutturazione si è incrinato e li ha portati sulla soglia del divorzio. Le motivazioni, come nella maggior parte dei casi, non vanno trovate fra fattori esterni, ma all’interno della coppia stessa. La maternità e la crescita di bambini piccoli posso essere un periodo molto difficile. Con l’emancipazione femminile le donne si sono liberate dall’imposizione di potersi esprimere solo attraverso i lavori domestici e la cura dei figli. Eppure non ci si è ancora liberate del tutto da quell’educazione. Lo stesso vale per gli uomini. Questo ha fatto sì che non si sia ancora riusciti a trovare un equilibrio all’interno della nuova vita matrimoniale. I ruoli non sono più chiari e si finisce per eccedere.

Se una moglie lavora e il compagno non la supporta, finisce con il dover ricoprire due ruoli. Se invece non lavora spesso si sente poco realizzata e cerca di diventare la casalinga perfetta, la madre perfetta.
Alice, anche se non viene esplicitato, molto probabilmente lascia il lavoro per occuparsi dei figli. Questo la porta a impegnarsi totalmente e le impedisce di chiedere aiuto al marito.

Può darsi che non c’è l’abbia fatta nel tuo mondo, Nick, come Elisabeth e tutte quelle donne in carriera vestite in tailleur. Ma c’è l’ho fatta nel mio mondo.

Questi sono lavori talvolta ingrati e spesso solitari. Per questo Alice trova conforto in Gina, una madre come lei, che la capisce e riesce a supportarla. Alice non si sente in colpa nel chiederle aiuto, cementando sempre di più il loro rapporto.

Allo stesso tempo gli uomini si sentono responsabili del mantenimento della famiglia e anche per gratificazione personale cercano di fare carriera, di aumentare il proprio stipendio. Vorrebbero lavorare a tempo pieno, fare straordinari e al contempo essere padri presenti.

Al lavoro tutti mi rispettavano, ma quando tornavo a casa sembravo lo scemo del villaggio. Sbagliavo a caricare la lavatrice. Sbagliavo a vestire i bambini. Così ho smesso di aiutarti. Non ne vale la pena.

Ero troppo preso dal lavoro. Ossessionato, diresti tu. Tiri fuori sempre quell’anno in cui ho lavorato al progetto Goodman. Ero sempre in viaggio. Dovevi cavartela da sola con tre bambini. Una volta hai detto che ti avevo ‘abbandonata’. È stato l’anno in cui la mia carriera è decollata, ma… Forse è anche quello che ha mandato a rotoli il nostro matrimonio.

Se due periodi particolarmente stressanti coincidono, finisce che la coppia si trasformi in due entità separate che condividono gli stessi spazi. Si è troppo stanchi per ascoltare l’altro, per capire che ha bisogno di aiuto. Si smette di dialogare e si lascia spazio libero per la rabbia, la frustrazione, la sensazione di solitudine. Si crede di dover portare il mondo sulle proprie spalle.
Le discussioni, i tradimenti e gli insulti formano una patina indelebile.

La loro storia ci insegna che nulla è irreparabile se c’è ancora amore, se si ha accanto la persona giusta. Talvolta bisogna solo fermarsi un attimo, tentare di vedersi da fuori.

La cosa più importante è parlare, discutere, cercare di creare insieme al proprio partner il proprio modello di famiglia, quello che più si adatta ai propri desideri e al proprio carattere. Bisogna ricercare la parità al lavoro e in famiglia. Mettendo l’orgoglio da parte: se non ci si sente liberi e se stessi con il proprio compagno di vita, con chi dovremmo assaporare una simile libertà?

Non esistono famiglie perfette: devono esistere solo famiglie felici.

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