Carol

“Com’è mai possibile amare e avere paura?, pensava Therese. Le due cose non andavano d’accordo. Com’era possibile avere paura, quando loro due diventavano di giorno in giorno più forti? E di notte in notte.”

Aspettative.

Può sembrare poco opportuno che all’inizio di quella che vorrebbe essere una recensione si parli di aspettative e sopratutto di come queste possano influenzare negativamente il giudizio finale su di un’opera. Eppure mi sembra ormai chiaro che le mie sono opinioni molto personali, legate ai miei gusti, alle emozioni, al momento della vita in cui ho fatto quella determinata lettura. Sensazione che cerco di mitigare per osservare l’opera, come opera a sé stante, quando mi ritrovo davanti a questi pezzi di carta (digitali) bianchi.

Caol fra le mie ultime letture ne è l’emblema. Ero alla ricerca di un libro da poter inserire all’interno del ciclo di letture tematiche di questo mese. Dopo aver chiesto vari consigli e aver letto diverse trame, l’ho scelto.

Therese, diciannove anni, è un’apprendista scenografa che, per raggranellare qualche soldo, accetta un lavoro temporaneo in un grande magazzino durante il periodo natalizio. Il suo rapporto sentimentale con Richard si trascina stancamente, senza alcuna passione, tra voglia di coinvolgimento e desiderio di fuga: anche il viaggio che hanno progettato in Europa ora la intimorisce, le incute un’apprensione e una paura che non sa spiegarsi. È soltanto il rifiuto di un futuro che sta diventando troppo incombente, oppure si tratta dell’ennesimo indizio che la sua relazione amorosa è ormai giunta alla fine? La vita le appare come una nebulosa, come un’enorme incognita che non sa affrontare, finché, in una gelida mattina di dicembre, nel reparto giocattoli dove lavora, non compare una donna bellissima e sofisticata, in cerca di doni per la figlia. Gli occhi grigi della sconosciuta catturano Therese, la turbano e la soggiogano, e d’un tratto la giovane si trova proiettata in un mondo di cui non sospettava nemmeno l’esistenza. È l’amore, delicato e titubante, languido e diverso, disperato e segnato da crisi e recriminazioni, eppure sempre sconvolgente come la vicenda che le due donne si apprestano a vivere, una storia in cui Patricia Highsmith ha saputo magistralmente fondere la suspense dei suoi thriller e la dolcezza del suo animo.

Questo romanzo ha deluso quasi tutte le mie aspettative. La narrazione procede con un ritmo molto altalenante. I dialoghi sono frammentari e le numerose descrizioni talvolta, più che aggiungere atmosfera, distraggono. Moltissime scelte sia stilistiche che di trama ricordano brani già letti, restituendo al lettore un forte senso di déjà vu.

Non sono solita scrivere la mia opinione su libri che non mi sono piaciuti: per questo motivo avevo deciso di non scrivere nulla.

Eppure in una sola cosa questo romanzo non mi ha delusa: i numerosi spunti di riflessione riguardanti il tema di questo mese. Per questo motivo, in via eccezionale, questo Pezzi di carta non seguirà il format consueto, ma dopo questo “breve” preambolo si passerà direttamente alla sezione Focus.

Se vuoi iniziare subito la lettura, puoi acquistare il libro qui: Carol

(Ecco appunto…) Focus: In quanti modi diversi si può amare?

Quattro figure principali si alternano nel romanzo, regalandoci quattro visioni differenti dell’amore.

∴ Richard Semco: l’amore non corrisposto che diventa cieco

Richard mal sopportava il fatto che lei non fosse né potesse mai essere come lui la voleva, ossia una ragazza che lo amava appassionatamente, felice di andare in Europa con lui. Una ragazza come lei era, con la sua faccia, con le sue ambizioni, ma che lo adorava.

Richard è il fidanzato di Therese all’inizio del romanzo. Fin dai primi momenti lei non è veramente innamorata ma continua a frequentarlo perché non è ancora consapevole dei suoi veri desideri.

Lei aveva freddo, e si sentiva nel complesso piuttosto infelice. Dipendeva, lo sapeva benissimo, dal suo rapporto mezzo ciondolante, mezzo cementato con Richard. Si vedevano sempre più spesso, senza diventare per questo più intimi. Ancora non ne era innamorata, dopo ben dieci mesi, e forse non lo sarebbe mai stata, fermo restando il fatto di preferirlo a qualsiasi altra persona da lei conosciuta, e certo a qualsiasi uomo.

È sincera con lui ma non ha la forza e la convinzione per allontanarlo definitivamente dalla sua vita. Richard nel frattempo è troppo preso dal suo amore, dai suoi sentimenti per accorgersi di quello che provi realmente Therese. Lui non si comporta mai male, non sbaglia nulla. Continua nella sua determinazione a comportarsi come un corteggiatore quasi impeccabile. Ma questa stessa determinazione, il suo cieco amore lo porteranno a non accorgersi di ciò che veramente provi la persona che ama, dei suoi cambiamenti, della sua freddezza, delle parole che gli rivolge. Si può considerare vero amore? Un amore sano?

∴Harge Aird: l’amore come convenzione sociale e controllo

“Non è amore. È bisogno di dominare. Penso che voglia tenermi sotto controllo. Scommetto che se fossi molto più scatenata ma non avessi mai un’opinione su niente al di fuori delle sue…”

“Penso che abbia scelto me come avrebbe scelto un tappeto per il suo soggiorno […].”

Harge Aird incarna il bigottismo della società americana degli anni Cinquanta.

La moglie diventa un’estensione della propria persona. È necessaria solo all’accrescimento del prestigio della famiglia. Non importano i suoi pensieri, le sue idee, cosa faccia nel suo privato. Non essendoci amore, tutto può essere perdonato e nascosto, se ognuno svolge il proprio compito. Come dei bravi attori durante uno spettacolo teatrale.

∴Therese Belivet: l’amore impulsivo della gioventù

Therese ha solo diciannove anni, non ha mai sperimentato il vero amore e non è ancora riuscita a fare chiarezza sui suoi gusti. Quando vede Carol sperimenta per la prima volta cosa sia veramente l’attrazione fisica e spinta da queste sensazioni si innamora in maniera un po’ troppo precipitosa.

Avrebbe voluto spingere da parte il tavolo per gettarsi tra le braccia, per affondare il viso nella sciarpa verde e oro legata morbidamente intorno al collo. Una volta i dorsi delle loro mani si erano sfiorati, sul tavolo, e ora la pelle di Therese era come particolarmente viva là e quasi le ardeva.

Il suo è il tipico primo amore giovanile. Un amore che nelle prime fasi si crogiola nelle sue stesse sensazioni, che non ha bisogno di essere contraccambiato. È totalizzante e la porta a rinunciare a tutto il resto. Vive ogni attimo in attesa di un gesto, di una chiamata di Carol. Rinuncia con estrema facilità anche alla possibilità di assistere alla prima dello spettacolo a cui aveva collaborato. Dalle sue parole, dai suoi pensieri, dal modo in cui in certi momenti si fa trascinare dagli eventi si manifesta la sua giovane età e la sua inesperienza.

Di Carol le piace “è l’abitudine di fare sempre e solo quello che vuole”, il suo essere matura e ricca di esperienze vissute.

L’amore cresce e si evolve: diventa geloso, possessivo, bisognoso di essere contraccambiato.
Per mutare nel finale in amore vero.

Di pari passo cresce anche la sua sicurezza. Therese diventa una persona attiva, attenta agli altri.

Non era più così pallida come tre settimane prima, quando Harge l’aveva vista; non si sentiva la creatura accasciata e spaventata che Harge aveva conosciuto allora.

∴Carol Aird: l’amore maturo diviso fra piacere e dovere

Carol è il personaggio più difficile da decifrare. Perché la narrazione è incentrata quasi esclusivamente su Therese.

Carol proviene da quella che potremmo definire l’alta società. Ha deciso di sposarsi solo perché nel mondo in cui viveva era prestabilito che fosse il momento di farlo. Scegliendo un uomo fra i tanti. Pur essendo perfettamente inserita in società, la sua vita non l’appaga.

“No,” disse Carol con un altro sorriso. “Io non sono niente.”

Prova a crearsi un lavoro, ma non viene sostenuta. Riscopre un po’ di passione condividendo una relazione con Abby, una sua amica d’infanzia. Si sente di nuovo viva, ma non se ne innamora. Così decide di chiudere la relazione e chiedere il divorzio dal marito. Un matrimonio già da tempo finito (forse mai iniziato) pieno solo di noia, rancore, indifferenza.

Quando incontra Therese, Carol è in un momento molto difficile della sua vita. È sola perché non vuole e non può più frequentare le sue vecchie conoscenze.

Therese è una persona molto diversa da lei: fresca, ingenua, con un futuro ancora aperto a molte possibilità. Una persona veramente interessata a restarle accanto.

Suo marito e la società la mettono davanti ad una scelta: rinunciare alla figlia oppure rinunciare a Therese e alla sua vera essenza. Inizialmente sceglie la figlia, ma si accorge di non potersi nascondere tutta la vita. Rifiuta le imposizioni del marito e del tribunale e decide di tornare da Therese.

Nel suo piccolo questo romanzo è stato parte di un cambiamento: è stato uno dei primi romanzi con protagonisti omosessuali a terminare con un lieto fine.

Nessuno dovrebbe essere costretto a fare questo tipo di scelte. Nessuno dovrebbe rinunciare al proprio lieto fine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *