Collezione Peggy Guggenheim

“Peggy Guggenheim diceva che era suo dovere proteggere l’arte del suo tempo. A questa vocazione e alla creazione del museo di Venezia, che tuttora porta il suo nome, Peggy dedicò buona parte della vita.”

Invito alla visita: “Una presentazione della storia dell’arte moderna” esposta in una stupenda cornice luminosa e atipica in cui si respira un’aria internazionale. Il catalogo invece non mi ha soddisfatta: data la vastità della collezione il catalogo comprende solo una sua selezione (escludendo completamente le altre collezioni permanenti) ed è corredato da testi interessanti ma non esaustivi.


A Venezia si trova uno dei più importanti musei in Italia per l’arte europea ed americana del XX secolo: la collezione Peggy Guggenheim.

La prima cosa ad attirare l’attenzione è sicuramente il particolare palazzo in cui è ospitata la collezione. Il magnifico Palazzo Venier dei Leoni, infatti, non è stato mai completato: ha solo un seminterrato, il pianoterra e un tetto a terrazza, ma il giardino è uno dei più grandi di Venezia.
Non si conoscono le precise circostanze che portarono il palazzo a rimanere incompiuto. Probabilmente i soldi a un certo momento vennero a mancare, oppure, come si narra, la potente famiglia Corner, che viveva nel palazzo di fronte, si oppose alla costruzione di un edificio che avrebbe superato il proprio per grandezza e magnificenza.

Alla fine del 1948 Peggy Guggenheim acquista il palazzo e vi dimorerà per i successivi trent’anni, fino alla sua morte. Quando ci viveva il giardino era fangoso e incolto, e le sculture che vi aveva sistemato – fra cui le creature in bronzo di Max Ernst, le forme organiche e minimaliste di Arp e Brancusi – l’abitavano come esseri misteriosi in agguato nel bosco.
Oggi il giardino rinominato Giardino delle sculture Nasher accoglie il visitatore subito dopo aver fatto il biglietto. Nel corso degli anni è stato ampliato e ristrutturato per poter ospitare e far risaltare le sculture lascito di Patsy e Raymond Nasher, collezionisti texani. È una piccola oasi in cui poter passeggiare in tutta tranquillità lontano dai vicoli labirintici di Venezia a diretto contatto con le stupende opere d’arte. La sensazione non è quella di trovarsi in un museo: il contatto è più diretto, meno impostato. Una leggera brezza, il rumore dell’acqua e dei passi sul terreno e nel mezzo di un rigoglioso verde gli occhi si perdono ad ammirare Donna in piedi oppure Due è uno che appaiono da dietro una siepe. Un giardino magnifico.

Una volta entrati nel palazzo è possibile ammirare la Collezione Peggy Guggenheim. Peggy incoraggiata da Read e Duchamp acquistò arte cubista, astratta, espressionista americana e surrealista con pari determinazione, conferendo alla collezione una compiutezza ed una globalità che la rendono unica.

Ecco alcune di quelle che mi hanno più emozionata:

Uccello nello spazio – Brancusi
L’impero della luce – René Magritte

Magritte viola una regola fondamentale della realtà dipingendo una combinazione paradossale del giorno e della notte. La luminosità del cielo diventa sconvolgente e rende la vuota oscurità sottostante ancora più impenetrabile di quanto non sarebbe in un contesto normale. Eppure in me genera la sensazione opposta: guardandolo mi regala un senso di pace, di sicurezza. Se il cielo è così colorato e luminoso la notte non può di certo farmi paura.

Testa di ragazzina – Laurens
Arco di petali – Calder

Nel corso dei primi anni Trenta Alexander Calder, pioniere dell’arte cinetica, realizza sculture in cui si muovono elementi oscillanti spinti solo dall’aria: mobiles.

Forma, dimensione, colore, spazio e movimento si combinano e ricombinano in relazioni mutevoli e oscillanti creando un equivalente visivo dell’armoniosa ma imprevedibile attività della natura.

Una cosa che mi ha sempre colpito della scultura classica è la capacità di fissare per l’eternità un movimento. Fin da bambina mi sono sempre stupita di come potessero sembrare morbidi, vivi quei semplici pezzi di marmo. Come se il tempo si fosse fermato un attimo per permettermi di studiare meglio quel movimento, quell’espressione. Per una motivazione diametralmente opposta mi hanno colpito le opere di Calder. Calder elimina ogni richiamo al realismo ma restituisce alla scultura un reale movimento. L’unico modo per apprezzarle veramente è osservarle mentre si muovono sospinte da un refolo di vento, da un respiro. In questo modo si restituisce loro una dimensione temporale: non fermano il tempo ma ne diventano parte.

Il museo ospita anche le opere della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, sezione che ho apprezzato moltissimo.

In un susseguirsi di luce bianca, scorci dei canali di Venezia e rumore di passi nell’erba, non si può non restare incantati da questo museo. Una stupenda passeggiata nella storia dell’arte moderna per poi prendere il battello con la cupola di Santa Maria della Salute che si staglia nel cielo azzurro e tornare a camminare nei fascinosi e tenebrosi vicoli di Venezia.

Informazioni utili: http://www.guggenheim-venice.it/default.html

Purtroppo non sono riuscita a trovare un link dove poter acquistare il catalogo online.


Focus: 5 curiosità su Peggy Guggenheim

  1. Peggy non ha mai amato il suo naso, per questo motivo nel 1920 si sottopose alla chirurgia estetica – procedura pionieristica all’epoca – con scarsi risultati, che peggiorarono ulteriormente il suo profilo.

  2. Il dipinto che prediligeva è inaspettatamente La tempesta di Giorgione (circa 1505) conservato all’Accademia, a pochi passi dal suo palazzo. Una volta disse che avrebbe volentieri barattato tutta la sua collezione in cambio di quell’unico pezzo.

  3. Laurence – il suo primo marito – portò Peggy in cima alla Torre Eiffel e lì le chiese di sposarlo. Curiosamente gli ascensori erano stati opera di suo padre, morto nel naufragio del Titanic.

  4. Per tutta la vita Peggy ha avuto un’ossessione per le liste.

  5. Il suo piatto forte era il pollo in salsa al cioccolato, un piatto messicano di cui ci è giunta anche la ricetta.

Il museo è strettamente legato alla figura della sua fondatrice e al suo interno sono conservate delle foto che mostrano com’erano sistemate le stanze quando lei le abitava. Se questi brevi accenni alla sua vita vi hanno incuriosito sul blog trovate un Pezzi d’uomo a lei dedicato.

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