Ipazia

“Ipazia rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatta grande la civiltà ellenica.”
 Margherita Hack

Nel quinto secolo dopo Cristo Ipazia fu brutalmente assassinata. Da quel momento è diventata un simbolo, un’icona. Purtroppo non sappiamo molto della sua vita e anche le motivazioni sul suo assassinio non sono chiare.
Secondo alcuni, il suo fu un assassinio politico. Secondo altri fu l’espressione dell’intolleranza religiosa, oppure fu un danno collaterale nella lotta contro l’ebraismo del giovane cristianesimo. Secondo le fonti antiche fu invece una precisa ostilità individuale, quella di un giovane, collerico e ambizioso vescovo.

Alessandria d’Egitto, fondata nel 30 a.C. per volere dell’imperatore Augusto, era la capitale della provincia romana dell’Egitto. Seconda per grandezza alla sola Roma, Alessandria per tutta l’antichità rimase un prestigioso centro culturale, culla dell’Ellenismo, grazie alle istituzioni del Mouseion e della celebre Biblioteca. Per tutta l’epoca ellenistica la popolazione restò suddivisa etnicamente tra Greco-Macedoni, Ebrei ed Egiziani, con leggi e costumi differenti.

Oggi è l’Egitto a tenere vivi i semi della sapienza e li riceve da Ipazia.

Spazia nacque intorno al 370 d.C. Fin da bambina era stata educata allo studio dal padre Teone. Teone, l’ultimo docente a noi noto in via ufficiale del Mouseion d’Alessandria, fu un personaggio di altissimo prestigio non solo tra i suoi contemporanei ma ancora per tutto il millennio bizantino.
Egli stesso nell’intestazione del III libro del Commento al Sistema matematico di Tolomeo scrive: “Commento di Teone di Alessandria al III libro del sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”.

Ipazia divenne molto migliore del maestro, particolarmente nell’astronomia, e finì per essere lei stessa maestra di molti nelle scienze matematiche.

Essendo per natura più dotata del padre, non si fermò agli insegnamenti tecnico – matematici che lui praticava, ma si diede alla filosofia vera e propria.

Già intorno al 393 d.C. Ipazia teneva lezione, come suo padre, presso il Mouseion, o comunque era titolare di una cattedra sovvenzionata dall’erario o dal tesoro municipale di Alessandria. E aveva finito per farsi una fama tra gli intellettuali del suo tempo. Da ogni parte del mondo greco e romano gli amanti del sapere venivano ad ascoltare le sue lezioni accademiche, in cui perpetrava la tradizione dell’antica scuola platonica.

I suoi scritti sono andati perduti o sono stati incorporati in pubblicazioni di altri autori: questo rende problematico stabilire l’effettivo contributo da lei apportato al progresso del sapere matematico e astronomico della scuola.

Le sole invenzioni di Ipazia di cui possiamo essere certi sono:
• Aerometro: storicamente la prima menzione dell’aerometro è collegata proprio alla figura di Ipazia: Sinesio di Cirene scrisse infatti verso il 400 d.C. alla sua maestra per chiederle spiegazioni circa la costruzione di un aerometro. Come indica l’etimologia della parola stessa, si tratta di uno strumento che serve per determinare i gradi della rarefazione o della condensazione di un dato volume d’aria.

• Astrolabio piatto: si tratta di un antico strumento astronomico tramite il quale è possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle. L’astrolabio progettato da Ipazia era formato da due dischi metallici forati, ruotanti l’uno sopra l’altro mediante un perno rimovibile: veniva utilizzato per calcolare il tempo, per definire la posizione del Sole, delle stelle, dei pianeti. Pare che mediante questo strumento Ipazia abbia addirittura risolto alcuni problemi di astronomia sferica, sebbene oggi sia considerato dagli scienziati alquanto banale.

• Idroscopio: si presenta come un tubo cilindrico avente la forma e la dimensione di un flauto. In linea perpendicolare presenta degli intagli, attraverso i quali si può misurare il peso dei liquidi. Da una delle estremità è otturato da un cono fissato strettamente al tubo, in modo che sia unica la base di entrambi. È questo il cosiddetto barillio. Quando s’immerge il tubo nell’acqua, esso rimane eretto e si ha in tal modo la possibilità di contare gli intagli, i quali danno l’indicazione del peso. Questo strumento avrebbe attirato l’attenzione del grande matematico Pierre Fermat.

Era spesso la sola donna in riunioni generalmente riservate agli uomini e la sua tolleranza intellettuale la collocava al di sopra delle parti; per questo motivo anche i governanti le chiedevano consiglio.

Era nota anche per la sua bellezza. Nonostante fosse poco incline alla frivolezza e avesse una natura ascetica, i suoi studenti confusero pericolosamente l’amore platonico dell’allievo per il maestro con il desiderio amoroso.

Oltre che nell’arte dell’insegnamento, aveva raggiunto un tale livello di consapevolezza morale, ed era così equilibrata e austera, che si manteneva casta, e nello stesso tempo era così straordinariamente seducente e bella d’aspetto che uno dei suoi allievi si era innamorato di lei. Il giovane non era stato capace di tenersi dentro il suo amore, ma aveva cominciato a manifestare anche a lei i segni della sua passione. I meno informati sostengono che lei lo liberò da quella malattia con la musica. Ma la verità originaria è che la terapia musicale fallì, e allora lei portò a lezione uno di quei panni che le donne usano per il sangue mestruale e glielo parò davanti, come simbolo dell’impurità della procreazione: “In definitiva è di questo, ragazzino, che ti sei innamorato” gli disse “di niente di sublime”.

Se poco si sa della vita di Ipazia, non mancano i dettagli circa la sua morte.

Come accennato all’inizio, nel quinto secolo Alessandria insieme ad Atene era ancora il simbolo della cultura antica, ma ben presto sarebbe diventata un ago della bilancia nella lotta tra le chiese cristiane.

Nel 391 una costituzione di Teodosio aveva reso di fatto il cristianesimo religione di Stato e nel 392 una legge speciale contro i culti pagani era stata emanata per l’Egitto.

Teofilo, l’allora vescovo, fece distruggere e saccheggiare il Serapeo e con esso fece bruciare la biblioteca tolemaica e chiuse la scuola di Atene. Fu un atto di intolleranza e di mortificazione della vita culturale che rimarrà impresso nella memoria storica dell’Occidente e che in epoca successiva si tentò di mascherare incolpando il popolo arabo.

Nel 412 a Teofilo succedette Cirillo, mentre nella città si disputava una partita a tre per il potere: l’élite pagana, stretta alla rappresentanza del governo imperiale, i dirigenti cristiani che volevano soppiantarla e la ricca e influente comunità degli ebrei.

Le fonti raccontano che un giorno il vescovo Cirillo si trovò a passare nei pressi della casa di Ipazia e notò un assembramento di carri, lettighe e guardie.

“Di chi è quella casa? Che cosa sta succedendo?”
“È la casa della filosofa Ipazia – gli rispose uno del seguito – quelli che vedi, sono i curiali del prefetto, lui deve essere venuto con altri a salutarla e ad ascoltarla”.

La sua figura sacrale e carismatica, il suo conseguente prestigio sociale e il ruolo politico – era molto vicina a Oreste, il prefetto augustale – risvegliarono l’ira, la frustrazione e l’invidia di Cirillo che la porteranno alla morte.

Un giorno del marzo 415 un gruppo di parabolani, guidati da un tale di nome Pietro il lettore, sequestrò Ipazia, la portò in una chiesa e qui, al chiuso, la trucidò usando forse pezzi di vetro o di conchiglia. Poi ne portarono i resti in una località, il Cinarone, forse assegnata alla eliminazione di materie di scarto con il fuoco, e qui li bruciarono.

L’assassinio di Ipazia rimase impunito. A Costantinopoli regnava di fatto Elia Pulcheria, che era vicina alle posizioni del vescovo Cirillo. Il caso fu archiviato, sostiene Damascio, a seguito dell’avvenuta corruzione di funzionari imperiali. Da allora Ipazia scompare dalla storia, se non per prestare alcune sue doti a santa Caterina di Alessandria e sopravvivendo solo nella cultura bizantina.

Ipazia è l’esponente di una tradizione secolare e venne schiacciata dal nuovo avanzante, il cristianesimo, che fu anche rivoluzione sociale.
Filosofa e scienziata riuscì a ottenere un forte peso politico e culturale in un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di distinguersi nella scienza.

La sua vita sarà da ispirazione per tutte le donne.
Per questo motivo all’inizio di questo terzo millennio l’UNESCO, dietro richiesta di 190 Stati membri, ha creato un progetto internazionale che intende fornire piani scientifici al femminile nati dall’unione delle donne di tutte le nazionalità, perché se si vuole che la scienza sia davvero al servizio dei reali bisogni dell’umanità, è necessaria l’urgente realizzazione di un migliore equilibrio nella partecipazione di entrambi i sessi alla scienza e al suo progresso. Attualmente nell’ambito della scienza solo il 5% delle donne è ai vertici. L’UNESCO ha chiamato questo progetto internazionale IPAZIA.


Bibliografia:

http://www.donnenellascienza.it/protagoniste-di-ieri/ipazia-d-alessandria/per-saperne-di-piu.html

Ipazia. La vera storia – Silvia Ronchey

Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo

Ipazia muore

Agora

 

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