Ristorante al termine dell’universo

“Uno degli ultimi posti che controllarono fu la nicchia in cui era collocata la macchina Nutrimatica. Sulla piastra in consegna c’era un piccolo vassoio su cui erano posati tre tazze e tre piattini di porcellana, una lattiera anch’essa di porcellana, una teiera d’argento contenente il miglior tè che Arthur avesse mai assaggiato, e un biglietto su cui era stampata la parola ATTENDERE.”

Invito alla lettura: Desistano tutti coloro che non hanno ancora letto Guida Galattica per autostoppisti (provvedete) e tutti coloro che fossero iscritti alla Società di Psicanalisi. Per tutti gli altri: avete veramente bisogno che sia io a darvi validi motivi?!?

Dovute premesse: Ristorante al termine del’Universo è il secondo libro di una trilogia in 5 parti e sebbene sia leggibile anche singolarmente, inevitabilmente si può apprezzare meglio dopo aver letto Guida Galattica per autostoppisti. E inevitabile è anche il confronto.

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Come ogni buon seguito il romanzo si apre con un breve riassunto del capitolo precedente.

Il succo della storia fin qui.
Al principio fu creato l’Universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone…

Douglas Adams spiazza i suoi lettori già alla seconda riga. Non sarà tornato un po’ troppo indietro nel riassumere la storia? La risposta è no, è esattamente tutto quello che si deve sapere, perché nei suoi romanzi ogni tassello, anche il più insignificante, troverà il suo posto nella narrazione generale.

La narrazione riprende esattamente da dove è terminato il primo, con l’abbandono di Magrathea da parte dell’intero gruppo. La Cuore d’Oro è sotto il pressante attacco dei Vogon e Zaphod tenta di rimediare alla situazione critica: evoca dal mondo dei morti il bisnonno, Zaphod Quarto, che giungerà in loro aiuto, ricordando al nipote la sua vera missione.

Zaphod quindi si ritrova, insieme al paranoico e depresso Marvin, sul pianeta della zona Orsa Minore Beta. Proprio qui, si erge il palazzo che ospita la casa editrice che ha pubblicato Guida galattica per autostoppisti. In questa sede dovrebbe incontrare Zarniwoop, ma tutta una serie di contrattempi posticipa il tanto agognato incontro.
Zaphod ritrova nella tasca della sua giacca il modellino della Cuore d’Oro, che riacquista le dimensioni reali e trasporta tutti i personaggi al Ristorante al Termine dell’Universo, dov’è possibile assistere alla fine dell’intero cosmo, il cosiddetto Big Bang alla rovescia.
Il protagonista assoluto di questo secondo romanzo è Zaphod.

Ristorante è un libro divertente, surreale, arguto: impregnato da un disfattismo ironico tipicamente inglese. Infatti, seppur nascosti da una buona dose di follia, da sketch letterari, Douglas esamina concetti politici – Cos’è il vero potere? Esiste ancora il concetto di libero arbitrio? E un buon governo? Cosa ci rende umani?- e sociologici – impossibile non riscontrare nel comportamento di alcune specie aliene una critica a caratteristiche tipicamente umane e occidentali. Il lettore quasi non si rende conto di star riflettendo su argomenti molto complessi.

Lo stile è accattivante e semplice, ma ricco di giochi di parole che si riescono ovviamente ad apprezzare meglio nella versione originale (Con questo non intendo certamente criticare lo splendido lavoro di traduzione, soprattutto se si pensa alla difficoltà che un simile romanzo pone). Alcune sue invenzioni linguistiche sono diventate memorabili, un vero e proprio gergo che contribuisce all’atmosfera umoristica.

Come accennato nell’invito alla lettura, il confronto con il primo volume è inevitabile e Ristorante al termine dell’universo ne esce inevitabilmente sconfitto. Guida Galattica per Autostoppisti è un capolavoro e riesce a vivere di vita propria. Questo secondo volume, invece, ha una minor spontaneità narrativa. Molte delle gag del primo volume vengono qui riproposte, perdendo di freschezza e impatto. Inoltre il romanzo manca di un vero e proprio finale che lo rende subordinato ai volumi successivi.

Ma questi sono piccoli dettagli che non dovrebbero scoraggiare nessuno ad intraprendere il viaggio fantastico di questa trilogia in cinque parti. Armatevi di un asciugamano e partite.

Se non siete ancora sazi, vi consiglio di leggere anche questa recensione:
https://lucarota.com/recensioni/douglas-adams-ristorante-al-termine-delluniverso-mondadori/


2/17

Ristorante al termine dell’universo è il secondo dei miei 17 che ho letto quest’anno. Se non sai di cosa parlo puoi aggiornarti leggendo l’articolo Le mie letture del 2017. Il libro ha rispettato le mie aspettative? Sicuramente. Nonostante alcuni difetti, leggerlo è stato un vero piacere e le risate non sono mancate. Non vedo l’ora di poter leggere il prossimo volume.


FOCUS: L’intelligenza artificiale nell’universo di Douglas Adams

É inevitabile che qualsiasi scrittore di fantascienza debba scegliere il proprio approccio riguardo alcune tematiche cardine: i viaggi nel tempo, il rapporto fra diverse specie aliene, l’ingerenza della tecnologia nella nostra vita futura oppure l’intelligenza artificiale.

Douglas Adams ha sicuramene scelto un approccio molto singolare. Nel suo universo la necessità di semplificare e di meglio adattarsi ai desideri degli esseri umani ha spinto i costruttori a dotare ogni apparecchio elettronico di singole caratteristiche apparentemente eccessive.

Il motivo di questa differenza è che il portapersone della Sirio funzionano in base al curioso principio della “percezione temporale demoralizzata”. In altra parole riescono a leggere anche se non troppo nitidamente nel futuro immediato, per cui possono venire a raccogliervi al piano giusto prima ancora che sappiate di voler essere raccolti. In questo modo tutte le chiacchiere tediose e rilassate che si era costretti a fare, tutte le nuove amicizie che si era costretti a stringere una volta mentre si aspettava l’ascensore sono state eliminate.

Le apparecchiature così dotate di intelligenza artificiale sviluppano contestualmente anche dei sentimenti (solitamente negativi).

Comprensibilmente, molti ascensori dopo essere stati dotati di intelligenza e precognizione hanno sviluppato un forte senso di frustrazione causato dalla consapevolezza di doversi limitare ad andare su e giù, giù e su. Così, come forma di protesta esistenziale, hanno provato per breve tempo ad avanzare la proposta di uno spostamento in senso laterale, poi hanno preteso di avere parte nella decisione di quale piano scegliere, e infine, delusi, si sono rifugiati in cantina a smaltire la depressione.

“Inverti la spinta iniziale, Marvin” ecco cosa mi dicono. “Apri il compartimento stagno numero tre, Marvin.” “Marvin mi raccogli quel pezzo di carta?” Mi raccogli quel pezzo di carta! Ho il cervello che è grande quanto un pianeta, e mi chiedono di…

Oppure vengono implementanti dai costruttori stessi per fargli svolgere meglio il loro lavoro. In questo caso si tratta di sentimenti estremamente positivi: le porte delle astronavi provano felicità e piacere nell’aprirsi e chiudersi: il computer di bordo è entusiasta e brioso.

Eppure nonostante siano dotati di intelligenza e sentimenti per le creature viventi restano delle semplici macchine e come tali vengono trattate.

Hai dimenticato di soppesare adeguatamente il lato principale, ovvero l’essenza del rapporto uomo-robot.
Non dovete mica fare finta che v’interessi il mio destino disse Marvin, dopo un lungo silenzio. So benissimo di essere soltanto un robot di servizio.

Le differenza è resa anche evidente dalla grafica del testo.

È la gente che si incontra facendo questo lavoro che ti butta giù di morale disse.
Trillian si schiarì la voce.
– È forse che…
La conversazione più interessante l’ho avuta più di quaranta milioni di anni fa disse Marvin.

I dialoghi fra gli esseri senzienti vengono strutturati nella maniera classica, mentre i dialoghi delle macchine sono delle semplici righe di testo.

Per Adams quindi non sono l’intelligenze e i sentimenti a rendere un uomo “uomo”. Cosa lo rende tale allora?

La mia ipotesi è che a renderlo tale sia il libero arbitrio. Le macchine non possono scegliere cosa fare, ma devono continuare a svolgere il loro compito. Arrivando addirittura a creare situazioni paradossali come quella della Crociera Transtellare.

Le probabilità calcolate statisticamente dicono che sorgeranno altre civiltà puntualizzò l’autopilota. Un giorno quindi ci saranno ancora fazzoletti igienici impregnati al limone. Fino ad allora avremo un piccolo ritardo. Ritornate al vostro posto, prego.

Qualsiasi siano i loro sentimenti sono frutto della programmazione di cui le macchine restano schiave.

Se volete approfondire l’argomento, in questa intervista Adams parla proprio di queste tematiche.

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