Il labirinto degli spiriti

“I ricordi che seppellisci nel silenzio sono quelli che non smettono mai di perseguitarti.”

Invito alla lettura: Zafón conclude il ciclo de Il Cimitero dei libri dimenticati con un’opera corposa dall’anima thriller. Nelle ultime pagine riannoda tutti i fili lasciati in sospeso e ci regala un finale degno di questo nome con cui si fa perdonare il ritmo un po’ altalenante. Per non rovinarsi la lettura delle opere precedenti consiglio di leggere questo volume come ultimo.

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Inaspettato. Mutevole. Dal profumo di fiammiferi.

Il labirinto degli spiriti è sicuramente un libro inaspettato. Non tanto nella trama – tutte le trame delle opere di Zafón, se ridotte alla loro essenza, sono semplici, classiche, ma la loro forza risulta essere proprio questa – quanto nella mutevole struttura di quest’opera.

Il romanzo si apre nella libreria Sempere, dove ci aspettano Daniel e Fermín – con la sua sottile retorica divertente e spiazzante, un misto di parole arcaiche, sgrammaticature e prosa antica e pomposa – e tutta la famiglia Sempere. Si respira un’aria di familiarità sebbene portino ancora tutti le cicatrici delle vicende de Il prigioniero del cielo.

Il tempo di respirare l’aria di casa e subito veniamo catapultati a Madrid.

È in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un’anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare uno dei segreti più cupi del Regime e la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo.

La parte centrale del romanzo si tinge di tinte thriller, si fa più cupa, violenta. Così come più cupi e violenti sono i personaggi che la abitano.

Ma nella opere di Zafón nulla è lasciato al caso e tutti i fili si riuniranno presto in un unico arazzo nella cui trama si potranno trovare tutte le risposte alle questioni lasciate in sospeso. In un lungo finale dal ritmo molto lento tutto ci viene rivelato e spiegato. Nelle ultime pagine Zafón dedica un lungo addio ad ogni singolo personaggio, affinché noi lettori possiamo chiudere soddisfatti questo romanzo e questo ciclo durati dodici anni.

Il ritmo così altalenante in alcuni tratti mi ha infastidita, ho trovato alcuni capitoli troppo diluiti e alcune rivelazioni troppo tardive. La trama, come accennato in precedenza, è molto lineare e prevedibile, quindi vedersi negata la conferma alle proprie intuizioni con paragrafi troncati e mezze verità è stato a volte frustrante. Ma tutto questo si può facilmente perdonare se si osserva questo romanzo come ultimo romanzo di una tetralogia.
Sebbene nella premessa venga scritto:

Le varie puntate della serie del Cimitero dei Libri Dimenticati possono essere lette in qualunque ordine o separatamente, consentendo al lettore di esplorare il labirinto di storie accendendovi da diverse porte e differenti sentieri, i quali, una volta riannodati, lo condurranno nel cuore della narrazione.

Secondo me questo vale solo per il primo e il secondo capito e in minima parte anche per il terzo. Questo quarto volume, invece, deve essere necessariamente lasciato per ultimo.

A fare da scenario, come sempre, Barcellona: oscura e gotica continua a incombere sui protagonisti. [Mercoledì prossimo dedicherò un intero articolo alla ricerca dei luoghi di Zafón]
Una breve apparizione la fa anche Madrid permettendo a Zafón di inserire alcune scaramucce fra catalani e castigliani.

“Lo sapeva che qui i panini li chiamano entrepanes?” domandò. “Non le sembra divertente?” […]
“E le bottiglie, attenzione, le chiamano ampollas. Come se fossero bolle di quello che vengono sui piedi.”

“Mi sono sempre chiesto perché mettete i pomodori sul pane” disse Vargas.
“E io perché nessun altro lo fa.”

[…] e Dio sa che questi catalani sono capaci di rubare le mutande alla madre sul letto di morte mentre sono ancora calde. Ce l’hanno nel sangue.

Nel finale de Il labirinto degli spiriti si inserisce un altro finale, quello dell’intera serie del Cimitero dei libri dimenticati. Un nuovo personaggio chiude la storia e ci racconta com’è nata, e soprattutto da chi è stata scritta. Trasformando l’intero ciclo in un metaromanzo. Forse avrei preferito che alcuni dettagli non venissero spiegati e che fossero lasciati all’intuizione del lettore; sebbene io abbia apprezzato la sua capacità di aver trasformato la linearità della saga in un cerchio.
Perché infondo quello che queste opere vogliono celebrare è il mondo dei libri, l’arte di raccontare storie e il legame che si stabilisce tra la letteratura e la vita.

Neppure Leandro poteva seguirla e trovarla nella foresta di parole che quel libro le spalancava sempre davanti agli occhi. Alice sorrise e tornò al romanzo sentendo di tornare casa. Avrebbe potuto rimanere lì tutta la giornata, o tutta la vita.


Focus: La Spagna di Franco nelle pagine di Zafón

[…] una goccia fra le tante nell’infinita marea di vite naufragate nel grigiore della Spagna di quei tempi.

Seppur mascherata da una vena di soprannaturale, l’ambientazione storica di queste opere è ben precisa e abbraccia due periodi oscuri spagnoli: la Guerra Civile e la dittatura franchista. Zafón grazie al suo stile evocativo riesce a far emergere le ferite ancora aperte di una Spagna che non vuole ancora del tutto fare pace con il proprio passato. I suoi sono solo spunti, immagini: non si tratta di un romanzo d’inchiesta. Sta al lettore informarsi e cercare di far luce.

Un po’ di storia:

Fra il luglio 1936 e l’aprile 1939 la Spagna si spaccò in due: da un lato i Republicanos, composti da truppe fedeli al governo repubblicano guidato dal Fronte Popolare di ispirazione marxista; dall’altro i Nacionales, autori del colpo di Stato ai danni della Seconda Repubblica Spagnola.

L’intero paese che è stregato da tutto il sangue che è stato sparso e che abbiamo sulle mani, per quanto ci impegniamo tutti a dare la colpa al nostro vicino.

Questa guerre civile portò al controlla della Repubblica e segnò l’inizio della dittatura del generale Francisco Franco. La sua è stata una dittatura di tipo tradizionalista, autoritaria, conservatrice e cattolica, parzialmente ispirata al fascismo, che terminò solo nel 1975, anno della morte di Franco

Spesso la politica è il rifugio di artisti mediocri e falliti.

Che un bibliotecario esperto sia arrivato a dirigere la Biblioteca Nazionale di Madrid, sia solo per quattordici mesi, è stato un incidente non premeditato a cui le menti illustri che reggono i nostri destini hanno posto rimedio, tanto più quando c’è un’infinità di amici e parenti ai quali affidare l’incarico.

Da tempo sospettavamo che il Consorcio non fosse altro che una cortina di fumo con il sigillo governativo per fare in modo che tutto ciò che era stato espropriato, o semplicemente rubato, durante e dopo la guerra, fosse ripartito fra alcune persone.

Al termine della guerra civile ebbero luogo le indagini sui crimini di guerra commessi sotto il governo repubblicano, durante un processo farsa chiamato Causa General: per questi crimini vennero giustiziati, imprigionati o condannati ai lavori forzati migliaia di repubblicani. Alcuni degli oppositori furono semplicemente assassinati durate dei paseos e poi seppelliti in fosse comuni.

[…] capì che quelli che aveva scambiato per alghe e reti abbandonate erano corpi che oscillavano nella penombra. Decine di cadaveri ammanettati, con le gambe legare e incatenate a massi o blocchi di cemento comando un cimitero sottomarino. Le anguille che serpeggiavano tra le loro membra avevano ripulito i volti dalla carne, e i capelli ondeggiavano nella corrente. Fermín riconobbe le sagome di uomini,donne e bambini. Ai loro piedi c’erano valigie e fagotti semisepolti nel fango.

In questo paese le persone perbene le ammazzano a poco a poco. Le persone come me le uccido ignorandoci, chiudendoci tutte le porte e facendo finta che non esistano.

Fu durante la sua dittatura che iniziò un’infame traffico andato avanti per quasi cinquant’anni, di cui si sa pochissimo: i furti di bambini rubati alle loro madri naturali per essere affidati a coppie fedeli al regime. La giustificazione iniziale fu quella di impedire a queste bambini di essere infettati dal “virus” che aveva colpito i genitori, l’appartenenza al marxismo o a qualunque altra forma di opposizione alla dittatura.

Da allora questa tratta non si è mai interrotta fino al 1987, quando il parlamento spagnolo si è deciso a variare finalmente una legge con regole rigorose per l’adozione di minori.
Non si ha una stima precisa del fenomeno: si parla addirittura di circa 30mila bambini “rubati” solo nei primi anni. Nella sitografia che trovate alla fine, potete scoprire maggiori dettagli.

Ero completamente all’oscuro di questa pagina di storia e solo alla fine del libro ho iniziato a dubitare che non fosse solo finzione letteraria: non potevo credere che una simile tratta di bambini potesse essere esistita veramente.
Capisco il desiderio di un’intera nazione di dimenticare tali orrori del proprio passato, ma non lo reputo giusto. Bisogna parlare di questi orrori, bisogna esaminarli, comprenderne le motivazioni e ricordarli. La memoria è fondamentale affinché simili brutture non possano più accadere. Affinché l’uomo possa osservarsi davanti allo specchio della Storia per capire di cosa sia capace, a cosa possano portare le scelte d’odio e cercare di migliorare.

I ricordi che seppellisci nel silenzio sono quelli che non smettono mai di perseguitarti.


Sitografia

http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2014/badaloni-vite-strappate-401921768553.shtml?refresh_ce-cp

http://www.lastampa.it/2011/10/19/vaticaninsider/ita/nel-mondo/spagna-inchiesta-bbc-migliaia-di-neonati-rubati-durante-il-franchismo-tI9CAivGNxt7i4pQZCRGPK/pagina.html

http://archivio.panorama.it/mondo/Spagna-ridateci-i-nostri-1-414-figli-rubati-dalle-culle

Storia e memoria. Quei furti di bambini nella Spagna franchista

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