Guida alla Barcellona de Il labirinto degli spiriti

Zafón ci conduce per le strade di una Barcellona magnifica e misteriosa, una città sospesa fra la realtà e la fantasia. Molti dei luoghi da lui descritti esistono veramente e attraverso le sue descrizioni assumono una nuova veste.

Barcellona è una casa stregata, Vargas. Il fatto è che a voi turisti non viene mai in mente di guardare dietro le tende.

Ho tentato di ricostruire una guida dei luoghi de Il labirinto degli spiriti.

1- Hospital de la Santa Creu i Sant Pau (Carrer de Sant Quintí, 89)

l’ospedale San Pablo giaceva immerso in un letargo di tenebre, mentre la sua cittadella di cupole, torrioni e archi intrecciava arabeschi nella nebbiolina che spargeva dalla cima del monte Carmelo.

Nel 1997 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Oltre ad essere stato uno degli ospedali più importanti della città (L’ospedale oggi non accoglie nessun tipo di attività medica. Nell’autunno del 2009 tutta l’attività sanitaria è stata trasferita nel nuovo Hospital de Sant Pau, collocato a qualche centinaio di metri) nonché l’edificio più grande realizzato dal suo architetto Lluís Domènech i Montaner, l’Hospital viene citato fra i migliori esempi di modernismo pubblico. Oltre la sua monumentale facciata di gusto gotico decorata da mosaici e stemmi araldici, presenta un vastissimo spazio dove, in mezzo a numerosi giardini, sono situate, oltre all’edificio principale, due schiere di 48 padiglioni tutti diversi fra loro e creati appositamente per il personale e gli infermi. Essi sono tutti connessi a un enorme piano sotterraneo dedicato alle aree di servizio. Ogni zona della struttura è ecletticamente decorata da vivaci e luminosi mosaici, sculture e ceramiche che vennero progettati, fra gli altri, da Eusebi Arnau, Pau Gargallo e Francesc Labarta. La componente orientaleggiante della struttura è visibile soprattutto nelle cupole dai profili vivaci, nella chiesa interna e nella Casa de Convalèscencia, situata all’estremo est della struttura. Ciò che colpisce dell’edificio sono l’eleganza, la modernità e la funzionalità dei servizi, tutti sotterranei.
La pianta dell’Hospital si presenta ruotata di quarantacinque gradi rispetto al reticolato cittadino poiché l’architetto non sopportava la “monotonia di due linee parallele ampiamente separate”.

La luminosità e il decorativismo dell’edificio sono stati volutamente scelti dall’architetto al fine di alleviare il dolore degli infermi. A tale riguardo, suo figlio dichiarò:
“…egli pensava che qualunque cosa potesse infondere un senso di benessere nei malati costituiva anche una forma di terapia.

Informazioni: http://www.nuok.it/barselo/hospital-de-sant-pau-il-gioiello-modernista-di-barcellona/

2- Monumento a Cristoforo Colombo (Plaça Portal de la pau, s/n)

In lontananza si profilava la guglia del monumento a Cristoforo Colombo, che come sempre puntava il dito nella direzione sbagliata, confondendo il continente americano con l’arcipelago delle Baleari.

Il Monumento a Cristoforo Colombo è uno dei tanti monumenti eretti in tutto il mondo in onore del navigatore che scoprì l’America. Si tratta di una colonna in ferro di 60 metri d’altezza. Fu realizzato in occasione dell’Esposizione Universale di Barcellona del 1888 e l’incarico fu affidato a Gaietà Buïgas i Monravà, noto architetto catalano del tempo. La statua rappresenta Colombo col braccio destro esteso col dito indice puntato verso il mare. Inizialmente si disse che segnalasse l’America, ma questa ipotesi si rivelò palesemente falsa in quanto il dito indica la direzione SSE. Sorsero allora tre teorie: la prima secondo cui la gente non avrebbe capito se il dito avesse indicato l’ovest, la direzione era giusta ma rimandava all’interno del Paese; la seconda che indica come arrivare a Palos, dove salparono le tre caravelle; infine l’ultima che fa pensare a una direzione che porta a Genova, sua città natale. In pratica però la terra emersa che si raggiunge seguendo il dito è l’isola di Maiorca. All’interno della colonna è nascosto un ascensore che permette di arrivare fino alla galleria in cima, da cui è possibile godere la grande vista sulla città.

Informazioni: http://www.tourasticobarcellona.com/visita/2/325/Monumento-Cristoforo-Colombo

3- Basilica de la Mercè (Carrer de la Mercè, 1)

L’ultima immagine che riuscì a rubare prima di tornare nel suo nascondiglio fu il profilo della Vergine della Merced, patrona della città, in cima alla cupola della sua basilica di fronte al porto, nel perpetuo atteggiamento di mettersi a volare sui tetti di Barcellona.

Secondo la leggenda, nel 1637 la Verge de la Mercè liberò Barcellona da una terribile piaga di locuste, per cui, in segno di riconoscenza, anni dopo fu nominata patrona della città. Situata a pochi passi da La Rambla è in stile barocco.

Informazioni: http://irbarcelona.it/chiese-barcellona/basilica-la-merce/

4- Biblioteca Nazionale (Carrer de l’Hospital, 56)

Esponiamo pazienza, signorina, e a volte sconcerto di fronte alla sfacciataggine dell’ignoranza. Questa è la Biblioteca Nazionale.

La Biblioteca de Catalunya è la biblioteca nazionale della Catalogna. Creata nel 1907 come biblioteca dell’Institut d’Estudis Catalans, venne aperta al pubblico nel 1914, con sede nel palazzo della Generalitat de Catalunya, finché nel 1931, l’ajuntament di Barcellona non mise a disposizione gli edifici dell’antico Hospital de la Santa Creu.

Oggi, la biblioteca occupa una superficie totale di 8.820 m² e contiene circa tre milioni di esemplari.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_de_Catalunya

5- El Raval (Quartiere)

Barcellona, madre di labirinti, alberga nella parte più oscura del proprio cuore un viluppo di vicoli annodati in una barriera corallina di rovine presenti e future in cui viaggiatori intrepidi e spiriti smarriti di ogni condizione restano intrappolati per sempre in un distretto che, in mancanza di una più corretta avvertenza, qualche benedetto cartografo ha voluto battezzare il Raval.

El Raval è uno dei quattro distretti che va a comporre la parte più antica di Barcellona. Dopo un lungo periodo di degrado, con l’arrivo degli anni ’90, El Raval inizia a vivere un periodo di riqualificazione, con la ristrutturazione di molti edifici, l’apertura di molti bar, di alberghi e il bellissimo museo di arte contemporanea.

Il quartiere si caratterizza per una forte presenza di etnie differenti creando una suggestiva miscela di contrasti.

Informazioni: https://www.visitarebarcellona.com/quartiere-raval-maledetto-prediletto/

6- Avenida de la Luz (chiusa – attualmente il suo ingresso è occupato da un negozio Sephora)

Più strada di tenebre e miserie che viale propriamente detto, quello stravagante boulevard dall’aria spettrale era stato progettato da qualche visionario che aveva immaginato, con scarsa fortuna, una Barcellona sotterranea illuminata dalla luce a gas. Il progetto, però, non aveva mai sfiorato la gloria sognata. Catacomba in erba nella quale soffiava la brezza profumata di carbone ed elettricità sputata dai tunnel del metrò, l’Avenida de la Luz era diventata un rifugio e un nascondiglio per coloro che rifuggivano dalla superficie e dal sole.

Sotto Carrer Pelai nel 1940 è sorto il primo centro commerciale sotterraneo d’Europa. Era lungo 175 m e largo 10. Il viale doveva esser parte di una città sotterranea che collegava la Rambla de Catalunya a Plaza de Urquinaona. Il progetto fu poi abbandonato e lentamente divenne solo un rifugio per senzatetto, fino alla sua chiusura nel 1990.

Nel momento di massima gloria, però, ospitava 75 attività fra cui il Cinema Avenida de la Luz.

Era un lugubre miraggio arenato in quella Barcellona sotterranea e straniera. Le luci da attrazione da fiera e i suoi vecchi cartelloni di terza visione continuavano a tentare con le proiezioni mattutine le creature dei tunnel […]

Fonte: http://www.paseodegracia.com/historia/historia-avenida-de-la-luz/

7- Casa Pérez-Samanillo (Av. Diagonal, 502-504)

Agli albori del XX secolo, quando il denaro ancora profumava e le grandi fortune, più che venire ereditate, si mettevano in scena, un palazzo modernista nato dal torbido connubio fra il sogno di grandi artigiani e la vanità di un nababbo precipitò dal cielo e rimase incastrato per sempre nella più improbabile enclave della Belle Époque barcellonese. La cosiddetta Casa Pérez-Samarillo occupava da mezzo secolo l’angolo tra calle Balmes e la Diagonal come un miraggio, o forse come un avvertimento. Costruita originariamente come abitazione familiare in un’epoca in cui ormai quasi tutte le famiglie illustri si liberavano dei loro palazzi, quel poema all’abbondanza conservava il suo aspetto da scogliera parigina che illuminava di rame le strade dai suoi enormi finestrini ed esibiva senza alcun pudore ai mortali le sue grandi scalinate, i suoi saloni e i suoi lampadari di cristallo.

La Casa Luís Pérez Samanillo è un edificio a forma di castello, uno dei pochi esempi di case monofamiliari dei primi del XX secolo. Attualmente è sede del Circolo Equestre di Barcellona, prestigiosa e secolare associazione maschile della città.

Informazioni: http://www.labarcelonadeantes.com/perez-samanillo.html

8- Pastelerias Mauri (Carrer de Provença, 241)

Un isolato più giù avvistò le vetrine della confetteria Mauri, zeppa di delizie presentate con maestria per addolcire la malinconia autunnale delle signore di buoni natali.

Sperando di non aver sbagliato, questa storica pasticceria aperta nel 1929 esiste ancora e continua ad ammaliare i passanti con le sue delizie.

Informazioni: http://www.pasteleriasmauri.com

9- Casa Rocamora (Passeig de Gracia, 6-14)

Gli uffici della MetroBarna si trovavano all’ultimo piano di un monumentale caseggiato modernista con tratti da castello di sogno. La proprietà, in pietra color ocra e coronata da mansarde ed enormi torrioni, era conosciuta come Casa Rocamora ed era un esempio di quelle opere di oreficeria matematica e gran melodramma che si possono trovare soltanto nelle strade di Barcellona. Vargas si soffermò un istante a contemplare dall’angolo lo spettacolo di balconi, gallerie e geometrie bizantine.

Progettata dai fratelli Bonaventura e Joaquim Basegoda, la Casa Rocamora è in stile gotico.
Informazioni:https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187497-d4346018-Reviews-Casa_Rocamora-Barcelona_Catalonia.html

10- La Barceloneta (Quartiere)

Davanti a loro, Vargas scorse un quartiere zeppo di strade strette, disposte a reticolo su una penisola che si addentrava in mare ed emulava il tracciato di un grande cimitero.
“Sembra un’isola” disse.
“Non è del tutto fuori strada. Adesso è il quartiere dei pescatori.”
[…]
“Secoli fa questo che vede era mare” spiegò Alicia. “Con il tempo venne iniziata la costruzione del frangiflutti e a poco a poco si formò un’isola di sedimenti trascinati dal mare contro la barriera.”
[…]
“Durante la guerra di successione, le truppe di Filippo V demolirono buona parte del quartiere della Ribera per costruire la fortezza della Ciudadela. Dopo la guerra, molte persone che avevano perduto la casa si trasferirono qui a vivere.”

Come el Raval anche La Barcelonata è uno dei quartieri che compongono la parte più antica della città, la Ciutat Vella.

Informazioni: https://www.visitarebarcellona.com/barceloneta-spiaggia-tradizione/

11- La Bombeta (Calle de la Maquinista, 3)

[…] dove si ergeva la facciata di quello che a prima vista sembrava un incrocio tra una taverna di porto e il bar di un’area di servizio. Non avrebbe vinto nessun concorso di belle arti, ma esalava un profumino che risvegliava le viscere. La Bombeta, diceva l’insegna.

Il piatto di bombe e le birre arrivarono giusto in tempo per interrompere la conversazione. Vargas guardò quella curiosa invenzione, una specie di grande polpetta di patate, impanata e ripiena di carne piccante.

Anche in questo caso, non sono certa che Zafón si riferisca a questo locale. La descrizione sembra calzare a pennello, però. E si servono anche le “bombas” che hanno un’aria squisita.

Informazioni: https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187497-d799065-Reviews-La_Bombeta-Barcelona_Catalonia.html

12- Festa du Sant Jordi (23 Aprile)

I fiorai armati di un oceano di rose rosse, non erano stati da meno. Alle nove in punto, le strade del centro di Barcellona erano agghindate per la grande giornata dei libri, nella speranza che le torbide profezie non spaventassero gli innamorati, i lettori e tutti i disorientati che si riunivano puntualmente il 23 Aprile di ogni anno dal 1930 per celebrare quella che, secondo Fermín, era la più bella festa dell’universo conosciuto.

Nella giornata del 23 Aprile la tradizione vuole che le coppie si scambino regali: gli uomini ricevono un libro e le donne una rosa. Così Barcellona si trasforma per tutta la giornata in un’enorme libreria-negozio di fiori all’aperto. Le strade si riempiono di gente che passeggia tra bancarelle di libri e rose, cercando un regalo non solo per la persona amata, ma anche per amici e parenti. In tutta la città potrete trovare bancarelle con le ultime novità editoriali, vedere autori rinomati che firmano esemplari delle loro opere e, naturalmente, sentire il profumo delle rose.

Questa curiosa festa nasce da un insieme di tradizioni di epoche diverse: la festa di Sant Jordi patrono della Catalogna dal XV secolo, la famosa leggenda di San Giorgio e il drago e l’antica abitudine medievale di visitare la cappella di Sant Jordi del Palazzo della Generalitat, dove si soleva organizzare una fiera delle rose o “degli innamorati”. Per questo motivo Sant Jordi è conosciuto anche come il patrono degli innamorati in Catalogna.

Informazioni: http://irbarcelona.it/feste-tradizioni-barcellona-catalogna/sant-jordi/

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