Keith Haring: About art

“Io non sono un inizio. Non sono una fine. Sono un anello di una catena. La robustezza della catena dipende dai miei stessi contributi, così come dai contributi di quelli che vengono prima e dopo di me.”

Invito alla visita: Una mostra entusiasmante che riesce a guidare il visitatore alla scoperta del vero Keith Haring in un susseguirsi di stanze e opere sempre più interessanti e sensazionali. Una mostra concepita sia per un neofita che per un appassionato. Unico neo, preparatevi a lunghe file d’attesa per entrare.

Informazioni utili: http://www.mostraharing.it


Impossibile negare il mio entusiasmo dopo aver visitato questa mostra a Milano. Prima di acquistare il biglietto e infilare le cuffie dell’audioguida io ero fra quelle persone che consideravano Haring l’artista degli omini, un ex-writer diventato una delle icone dell’immaginario degli anni ’80.
Quando anni prima imbattendomi per puro caso in Tuttomondo dietro il Convento di Sant’Antonio a Pisa rimasi affascinata da quest’opera monumentale, quasi nascosta. Capii che dietro quelle figure stilizzate si nascondeva qualcosa, ma stupidamente non ho mai approfondito.

Questa mostra è stata per me una completa e continua scoperta: tutto mi era nuovo, tutto quello che io avevo considerato semplice, già visto, nascondeva un’infinità di sottotesti, di richiami a opere a me note, di emozioni.

La sua opera è così: semplice e leggera, ma affatto superficiale, perché riesce ad andare nel profondo delle questioni eterne e misteriose della nostra vita: la morte, l’amore, la malattia, la tristezza, la gioia…

La retrospettiva non propone le 110 opere in mostra seguendo un percorso temporale, ma le divide in 6 sezioni tematiche

1. Umanesimo
2. Archetipi, miti e icone
3. Immaginario fantastico
4. Etnografismo
5. Moderno, postmoderno
6. Performance

e le accosta per la prima volta ad alcune produzioni artistiche provenienti dalla tradizione classica e da quella tribale e precolombiana, passando dal Rinascimento per arrivare fino all’arte del Novecento, che hanno rappresentato gli stimoli creativi che ne hanno arricchito il personale immaginario.

Ho imparato studiando le vite di altri artisti e studiando il mondo.

Haring, infatti, durante tutta la sua vita aveva letto, guardato, metabolizzato l’arte e la storia che lo avevano preceduto. Era un divoratore di immagini. E riusciva ad inglobare tutte queste influenze nelle sue opere, donandogli un nuovo significato. Le sue non erano mere citazioni.
Crea un suo immaginario coerente, un vocabolario di figure che permette di poter leggere tutta la sua produzione artistica.

Il tutto racchiuso nella sua cifra stilistica: la linea. Linea che è in grado di dispiegarsi in modi sempre nuovi all’interno dei limiti della superficie pittorica. È sempre continua, guidata dal principio della casualità, quella che si fa contorno, figura e infine simbolo.

Ma nelle sue opere d’arte non c’è solo forma. Secondo lui, un artista deve occuparsi dei problemi politici e sociali: droga, razzismo, AIDS, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere.

Io penso che l’artista contemporaneo abbia una responsabilità verso l’umanità. Deve continuare la sua celebrazione, deve opporsi alla disumanizzazione della nostra cultura.

La mostra e l’audioguida ci accompagnano in questo percorso spiegando tutto con molta cura ed efficacia, anche grazie all’uso di video, immagini, comparazioni.

All’uscita ero felice, entusiasta. Contenta anche di aver acquistato uno – come poi si è rivelato – dei cataloghi più belli da me posseduti.

Tornata a Pisa, con gli occhi ancora affollati dai dettagli delle sue opere, la mente curiosa di conoscerlo meglio e la valigia in mano, sono tornata da Tuttomondo: mi sono fermata al centro, ho alzato gli occhi e in silenzio sono riuscita finalmente a parlare con lui.

Potete trovare il catalogo qui: Keith Haring. About art

FOCUS: Walking in the Rain e Unfinished Painting

Guardarla mi ha trasmesso subito un’immensa tristezza: ho visto una pioggia di lacrime.

Solo dopo ho scoperto che Keith Haring ha dipinto quest’opera nel 1989, il giorno in cui gli era stata diagnosticata l’AIDS. Quel giorno pioveva.

Ed ecco qui che appare l’Arpia. Nell’iconografia classica l’Arpia – il cui nome significa rapitrice – è un mostro che porta via le persone, strappa l’anima delle giovani vite e agisce come una sirena/uccello rapace, ma anche come inquietante guardiano del mondo infero. In quest’opera si trasforma nell’AIDS che con i suoi artigli uccide gli uomini e aveva portato via molti suoi amici.

Anche guardandola ora, mentre scrivo continua a riempirmi di un dolore amaro, rassegnato, pesante di pioggia.

Unfinished Painting è per me di una bellezza sublime. Anche di fronte a questa tela avevo provato lo stesso pesante dolore. Credevo che con quest’opera volesse parlarci della fine, di una fine che arriva improvvisa. Mi ha richiamato alla mente l’immagine di un segnalibro lasciato fra le pagine di una persona scomparsa. Il libro con il suo segnalibro resteranno per sempre cristallizzati in quell’attimo di incompiutezza. Non avevo ancora appreso che per Haring la fine di ogni ciclo contiene in potenza il germe di un nuovo inizio. E fu grazie a questa visione del mondo che a ventotto anni fronteggiò lo shock dovuto alla consapevolezza di aver contratto il virus dell’AIDS.
Unfinished Painting – ispirato agli arabeschi – è stato realizzato nell’estate del 1989 dopo un viaggio in Marocco.

Qui Haring dipinge solo un quarto dell’opera, l’angolo in alto a sinistra, di cui delinea nettamente il limite nei bordi della tela e simula le sgocciolature di colore verso il basso, evocando così le dinamiche dell’Action Painting. Il senso di sospensione dato all’opera dal non finito apre così alla narrazione: di ciò che è accaduto, di ciò che non accadrà, del divenire negato. […] Haring rapporta il non finito alla ciclicità della vita, fa coincidere il non finito con ciò che è perenne, immortale, “senza fine”.

Perché anche nei momenti più bui, la sua arte è essenzialmente votata a celebrare con gioia la vita e l’uomo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *