L’infinito tra parentesi

Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges

“In tre caratteri, e una frazione, la distanza che ci separa dall’eternità. Se non è poesia questa…”

Invito alla lettura: Consigliato a tutti gli appassionati di scienza che vogliono ascoltare una dichiarazione d’amore. Consigliato a tutti coloro che dubitano che il processo scientifico sia un processo creativo che permea tutto ciò che ci circonda. Non adatto a chi è in cerca di approfondimenti e spiegazioni dettagliate.

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Cos’hanno in comune una poetessa polacca e un matematico inglese? Cosa c’entra Montale con la termodinamica? E da quando Omero e Borges sono due scienziati?

A raccontarcelo è Marco Malvaldi già dal titolo.

L’infinito tra parentesi ha chiaramente due chiavi di lettura.

Le parentesi hanno valenza sia nella poesia che nella matematica; lo stesso vale per l’infinito, assunto poetico analizzato da moltissimi poeti – fra i quali come non citare Leopardi – e concetto matematico – lo troviamo nella teoria degli insiemi, nei limiti, in geometria.

Senza dimenticare il sottotitolo, nel quale spicca deciso il termine “sentimentale”.

Perché non ci troviamo di fronte a un libro di divulgazione, bensì quella che stiamo leggendo è una dichiarazione d’amore di Malvaldi alla scienza e più in generale a tutto il sapere umano. Perché – come ci ricorda spesso durante tutta la lettura – è sciocco ritenere che il nostro cervello debba essere usato o funzioni per un solo scopo.

L’atteggiamento di chi dice che poesia e scienza sono cose lontane non è molto diverso dall’usare due pentole per bollire l’acqua dei fusilli e quella dei maccheroni.

Ma da bravo ricercatore Malvaldi lo fa in maniera sistematica presentandoci la sua tesi: poesia e scienza non sono due mondi agli antipodi, ma entrambe

Nei dieci capitoli che seguono argomenta e dimostra la sua tesi attraverso numerosi aneddoti che spaziano dalla scienza delle costruzioni alla struttura chimica dell’acqua, dalla statistica alla termodinamica, dall’informatica alla trasformata di Fourier. Tutti preceduti da una poesia o da un frammento di un poema di diversi autori (anche in questo caso si spazia molto, da Omero a Borges, da Dante a Gozzano, da Kipling a Szymborska) che sono utilizzati come rampa di lancio per il racconto di un progresso della scienza che i poeti in molti casi hanno intuito per primi.

Sebbene i principi fisici e chimici esposti siano molto poco approfonditi e apprezzabili soprattutto da un lettore che ne abbia già familiarità, quello che mi ha colpito è la limpidezza e la semplicità con cui l’autore descrive concetti molto difficili. Uno dei capitoli che più mi ha affascinato è stato il quinto – C’era una volta tanto tanto tempo fa – in cui tratta dalla differenza fra i diversi stati presenti in natura e in particolare la differenza fra stato solido e liquido. Oppure la bellissima descrizione che fa delle molecole d’acqua.

La memoria dell’acqua non è la memoria di quello che ci avete messo dentro, ma solo e semplicemente la memoria di essere acqua. E all’acqua tornare.

Sono convinta che molti professori troverebbero giovamento dalla lettura di questo libro.

Quanto allo stile, molto forte da un lato è l’influenza di testi di divulgazione inglesi, mentre dall’altro si sente tutto il suo essere toscano: la capacità incredibile dei toscani di saper discorrere di poesia, amore, filosofia e un attimo dopo comporre un verso sulle scoregge.

E non tutte sono così eleganti: penso a quando ricorre a una metafora musicale per dirci che uno dei demoni “avea del cul fatto trombetta” per salutare Dante e Virgilio. Un esempio magnifico di come si possa parlare poeticamente anche di una scoreggia.

Non ho gradito però tutte queste “licenze toscane”, prima fra tutte l’infelice battuta sulla vita coniugale dello scienziato rimbrottato dalla moglie. Soprattuto quando poi trovo nel testo battute molto più argute e sagaci, molto più stimolanti.

La cosa non stupisce, perché Agnes Pockels, pur avendo un’intelligenza di prim’ordine, aveva una malattia genetica che, alla fine dell’Ottocento, la condannava a non poter vivere appieno la sua vita e a non potersi dedicare con tutta se stessa alle scienze.
Ovvero, era nata donna.

Senza dimenticare le fantastiche note, in cui il suo temperamento può venire completamente fuori.

Qui ci starebbe tanto bene un’altra parentesi un po’ più polemica, ma la casa editrice mi ha sconsigliato di inimicarmi l’Unione Europea e la Germania in particolare. Pare che li leggano molto.

L’editore mi ha invitato a non rompere i coglioni con l’etimologia, io ho risposto che se uno non era interessato a queste cose poteva comprarsi Twilight. Alla fine siamo giunti a un compromesso.

Va ricordato che saper leggere e scrivere nel mondo antico è sempre una cosa che riguarda pochissime persone, anche se di solito sono persone molto influenti. Insomma, il contrario di ora.

Una volta concluso il libro ciò che resta è la consapevolezza che la scienza e la poesia attingano dalla stessa fonte: la creatività umana. Che uno scienziato e un poeta riescano a spostare il limite di ciò che si può immaginare e a vedere oltre le prime apparenze. Attingono entrambi dagli stimoli più comuni ponendosi continuamente domande, percependo il mondo attraverso filtri diversi.

Il sapere scientifico è sì rigoroso e si basa sulla matematica i cui teoremi sono oggettivi e immutabili, ma allo stesso tempo è fluido, malleabile, si basa sul cambiamento e sugli errori, ed è fatto da tutte le menti che ci hanno preceduto.

Ogni teoria scientifica può dirsi tale solo se ammette di essere falsificata. Ogni teoria scientifica che viene falsificata non è più teoria scientifica. E non lo è da quel momento in poi. Da qual momento, è solo la storia della scienza: una cosa diversa dalla scienza, ma necessaria a chi fa ricerca quanto la scienza stessa. Non si impara mai quanto dai propri errori, ma anche conoscere gli errori degli altri aiuta non poco.

Non dovremmo mai smettere di leggere, scrivere, imparare. Non dovremmo mai smettere di ricordare. Non dovremmo mai smettere di essere curiosi.

Un libro [De Rerum Natura] che, riscoperto nel mondo moderno, ha avuto l’effetto di una scintilla in una polveriera.


FOCUS: Canali di divulgazione scientifica su YouTube

Leggendo l’aneddoto con cui si apre il libro, mi è subito tornato in mente un bellissimo video che raccontava dello stesso aneddoto, ho così deciso di lasciare la parola per questo Focus ad altre persone consigliandovi i loro canali su YouTube.
In ordine sparso:

  • Curiuss: anche se la vera star è sicuramente il gatto Gualtiero, il canale si occupa di divulgazione di Arte, Scienza e curiosità attraverso video brevi ma molto incisivi. Ricchi di numerosi spunti.

  • Link4Universe: non credo che Adrian abbia bisogno di presentazioni, ma per chiunque non lo conoscesse il suo canale tratta principalmente di astronomia e astrofisica. Adrian è un ragazzo disponibilissimo ed entusiasta. Nell’ultimo periodo ha inaugurato una nuova rubrica chiamata Astrocaffè per svegliarsi la mattina con un buon caffè e qualche pillola sullo spazio.

  • Science4Fun: un canale piccolo solo in termini di video e con una programmazione abbastanza ballerina, ma che al suo interno ospita video di grande qualità.

  • La Chimica per Tutti: un canale vasto sulla chimica con video adatti ad ogni livello di conoscenza.

  • La Fisica che non ti aspetti: penso che non ci sia descrizione migliore di quella che dà lui stesso. Pensate che la Fisica sia noiosa? Sbagliatissimo. La fisica ci circonda. La fisica è là dove non ve l’aspettate!

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