Gli anni

“Di ciò che il mondo ha impresso in lei e nei suoi comportamenti se ne servirà per ricostruire un tempo comune, quello che è trascorso da un’epoca lontana sino a oggi – per restituire, ritrovando la memoria della memoria collettiva in una memoria individuale, la dimensione vissuta della Storia.”

Invito alla lettura: Per tutti coloro che desiderano conoscere parte della storia contemporanea e capire perché siamo diventati quello che siamo. Regalo perfetto per tutti le madri sessantottine. Un libro da leggere.

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Un’autobiografia impersonale.

È attraverso questo ossimoro che la stessa Annie Ernaux ci presenta i suoi Anni.

Perché all’interno dei paragrafi concisi e brevi che lo compongono è effettivamente nascosta l’autobiografia dell’autrice. Una donna che riusciamo a trovare e vedere attraverso tutte le foto che scandiscono lo scorrere di un tempo personale: la madre e il padre, i parenti, le presenze più o meno significative del paese della bassa Normandia in cui ha vissuto fino all’età dell’università, e poi il marito, i figli, gli amanti, il lavoro di insegnante.
Una clessidra di immagini inesorabile che lascia giusto il tempo di dipingere una decade.

Perché non bisogna dimenticare l’aggettivo “impersonale”.

Racconto famigliare e racconto sociale sono un tutt’uno.

Il romanzo autobiografico si trasforma in cronaca collettiva del nostro mondo – attraverso il filtro di uno sguardo francese – dal dopoguerra a oggi.

E così si affiancano i pranzi di famiglia: uno specchio attraverso il quale poter osservare i cambiamenti che sono avvenuti nella società e un coro di voci attraverso cui apprendere gli avvenimenti salienti della Storia.

La Liberazione e la fine della Seconda Guerra Mondiale, la guerra in Algeria, il Maggio francese, l’emancipazione femminile, la storia politica di Mitterrand, la caduta del muro di Berlino, la crisi della sinistra francese e la crisi economica, l’11 settembre 2001.

Un romanzo che tenta di restituire il fluire della vita stessa: la vita di un individuo che si intreccia e si fonde con una generazione intera.
Annie Ernaux riesce ad analizzare ogni epoca attraverso dettagli e temi ricorrenti.
Ad esempio attraverso il rapporto con gli oggetti:

Anni ’50: “Ci si meravigliava delle invenzioni che in un istante cancellavano secoli di gesti e sforzi, inaugurando un tempo in cui, come si diceva, non si avrebbe più avuto niente da fare. Le si denigrava: la lavatrice era accusata di sciupare la biancheria, la televisione di far male agli occhi e di far andare a letto a ore impossibili.”

Anni ’60: “Il susseguirsi sempre più rapido degli oggetti faceva indietreggiare il passato. […] Erano a proprio agio con le novità, fieri di usare l’aspirapolvere o un asciugacapelli elettrico. La curiosità aveva la meglio sulla diffidenza.”

Anni ’70: “La società adesso aveva un nome, si chiamava «società dei consumi». La pubblicità mostra come bisognava vivere e comportarsi, l’arredamento da scegliere, era l’educatrice culturale della società. […] Gli ideali del Maggio si convertivano in oggetti e in intrattenimento.”

Anni ’80: “Eravamo evoluti e civilizzati, sempre più preoccupati della cura del corpo, prodighi consumatori di prodotti per scacciare odori, da sé, dalla casa.”

Anni ’90: “La logica mercantile si faceva via via più pressante, imponeva un ritmo frenetico. […] Per gli adolescenti – soprattutto quelli che non potevano contare su nessun altro strumento di distinzione sociale – il valore personale era stabilito dai vestiti, dalle marche, L’Oréal perché io valgo.”

Anni 2000: “Nessuno si scandalizzava del fatto che i prodotti arrivassero dal mondo intero […]Si viveva nella sovrabbondanza, di ogni cosa, delle informazioni, degli «esperti». […] Evolvevamo nella realtà di un mondo di oggetti senza soggetti.”

La struttura del romanzo non è più solo orizzontale, ma si potrebbero leggere anche verticalmente i singoli temi – la politica francese, il progresso tecnologico, la famiglia, la religione, … – per analizzarne l’evolversi nel tempo, come guardare un time-lapse.

Quasi una vertigine della lista, la sua prosa tende all’elenco – di immagini vividissime -, anzi spesso si riduce ad un’annotazione, una frase ad effetto costruita con padronanza.

Il silenzio era il sottofondo delle cose e la bicicletta misurava la velocità della vita.

La prima persona cede il posto alla terza persona e ad un “Noi generazionale”; la voce narrante tenta di mantenersi neutrale, ma è inevitabile leggere tra le righe la disapprovazione verso un passato ormai perduto e la denuncia del nostro presente.

Come i pranzi domenicali con la famiglia Gli Anni diventa un occasione di confronto tra generazioni, tra linguaggi diversi.
È un inventario di ricordi intimi e pubblici per non dimenticare: affinché lei, la scrittrice, un giorno non venga dimenticata.

Tutto si cancellerà in un secondo. Il dizionario costruito termine dopo termine dalla culla all’ultimo giaciglio si estinguerà. Sarà il silenzio, e nessuna parola per dirlo. Dalla bocca aperta non uscirà nulla. Né io né me. La lingua continuerà a mettere il mondo in parole. Nelle conversazioni attorno a una tavolata in festa saremo soltanto un nome, sempre più senza volto, finché scompariremo nella massa anonima di una generazione lontana.


4/17

Come avevo accennato nell’articolo Le mie letture del 2017 ho conosciuto questo libro attraverso l’iniziativa de La Feltrinelli “cento librai per cento libri”. Sarà stato per il nome francese oppure per la guerra in Algeria ma mi ha subito ricordato Simone de Beauvoir e ho desiderato leggerlo.
Quello che ho trovato è stato un romanzo completamente diverso, ma per me ha avuto lo stesso impatto emotivo della prima volta che ho letto “Memorie di una ragazza perbene”. Simone de Beauvoir ha avuto una vita eccezionale, in diversi momenti ha fatto la storia e nelle sue autobiografie il focus è tutto su di sé, il resto diventa cornice. Annie Ernaux invece racconta di una vita che potrebbe essere stata la vita di tutti, e la sua storia e la Storia (in cui spesso appare la figura di Simone) in questo romanzo hanno lo stesso valore: si è fatta critica della Storia. Seppure in maniera diversa ne ha preso il testimone.
Questo libro è diventato a tutti gli effetti un “Pezzi di me”.

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