Manet e la Parigi moderna

“La vita parigina è piena di soggetti poetici e meravigliosi. Il meraviglioso ci circonda e ci impregna come l’aria, eppure noi non lo vediamo”.

Invito alla visita: per gli amanti dell’arte, per chi sogna Parigi e i suoi caffè, per chi ama immergersi in un’epoca di contraddizioni e splendori; naturalmente, per gli amanti di Manet (ma dopo aver letto le avvertenze).

Informazioni utili: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/MANET


Né l’OlympiaLe déjeuner sur l’herbe: non troveremo le due opere iconiche di Manet tra le sale dell’esposizione a lui dedicata a Palazzo Reale a Milano. Per visitare con il giusto spirito la mostra milanese bisogna del resto tener presente che paradossalmente non è tanto – o meglio, non è solo – édouard Manet il protagonista dell’antologica a lui dedicata, quanto la sua Parigi, la città in continua evoluzione che nel suo tempo si avvia a diventare “la capitale delle capitali”. Quasi un’inversione tra titolo e sottotitolo.

Con queste premesse, l’esposizione trova la giusta collocazione. A Palazzo Reale sono esposte un centinaio d’opere, tra le quali 55 dipinti: 17 di Manet e 40 di artisti suoi contemporanei che contribuiscono a dipingere un grande quadro collettivo della capitale francese: da Degas a Monet, da Cézanne a Renoir, da Boldini a Gauguin tutti concorrono a dare la loro pennellata. E forse proprio la pattuglia di amici e pittori convocati accanto a Manet sono uno dei maggiori motivi di interesse di questa mostra. Con una particolare attenzione per Berthe Morisot, modella e amica, poi moglie del fratello Eugène, ma soprattutto lei stessa valida pittrice attenta a questo mondo in continuo fermento.

Il catalogo dedicato alla mostra, del resto, si apre con una rassegna di foto a tutta pagina di una Parigi che si sta delineando con il suo volto inconfondibile: boulevard regolari e infiniti, palazzi eleganti, figure di dame e gentiluomini a passeggio, fiacre e carrozze.

Attraverso le sezioni in cui è divisa, l’esposizione non svela – ma illustra – quello che Guy Cogeval e Isolde Pludermacher definiscono l’ “enigma Manet”: quello di un pittore legato a un discorso – pittorico e teorico – razionale e realistico, ma al tempo stesso interpretato a più riprese in modo simbolico. Quasi che nelle sue tele si potesse decifrare per simboli il segreto di un autore e di una città.

Passando dalla cerchia di amici e conoscenti alla contributo della pittura spagnola, dalla “natura inanimata” alle rive della Senna e del mare, dal volto multiforme della capitale francese al suo variegato demi monde – il volto esposto e il volto segreto – fino allo studio della moda, della figura e dell’animo femminile – lo sguardo come una finestra su un’interiorità a volte schiva e a volte misteriosa – ecco i tasselli di un mosaico che si compone di sfaccettature diverse e complementari. Di stanza in stanza, Parigi si compone sotto i nostri occhi osservata da un balcone con la ringhiera dipinta di verde, nel ritratto di una parigina sfuggente, nella figura di una ballerina in abiti spagnoli o nella melodia del pifferaio, nei piani architettonici o nei bozzetti dell’Opera, imponente progetto che diventa il simbolo di un’epoca nuova.

Due i tratti che spiccano su tutti: la componente intellettuale della pittura di Manet, pensata e contaminata da sollecitazioni diverse, fatta di riprese e di spunti, di suggestioni e di suggerimenti di altri quadri e di altri pittori, di altri stili e di altri colori; e poi – legata e intessuta a doppio filo – l’attenzione (e l’attrazione) per il mondo e la compagnia femminile, vissuta attraverso le sue manifestazioni esteriori (la moda), ma soprattutto attraverso il mondo rivelato da uno sguardo, da un gesto trattenuto, da un’aura sospesa o inaspettatamente concreta.

A Parigi, “il meraviglioso ci circonda e ci impregna come l’aria”: le parole di Baudelaire potrebbero essere scritte da Manet stesso. E nonostante la moda, “bisogna stare al passo coi tempi, rappresentare ciò che si vede senza preoccuparsi delle mode”. Camminare per le sale di Palazzo Reale con la giusta prospettiva è sicuramente un buon inizio.

Puoi trovare il catalogo qui: Manet e la Parigi moderna. Ediz. a colori

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