La verità sul caso Harry Quebert

«È la storia di due genitori che rifiutano di vedere la verità a proposito della loro creatura.
È la storia di un ricco rampollo che, negli anni della giovinezza, ha distrutto con la violenza i sogni di un ragazzo e da allora vive perseguitato da quel gesto.
È la storia di un uomo che sogna di diventare uno scrittore, e che si lascia lentamente consumare dalla propria ambizione».

Invito alla lettura: Un giallo dall’impostazione originale, ma dalla struttura non ineccepibile. Una perfetta lettura per cercare un po’ di ristoro nelle giornate estive.

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La verità sul caso Harry Quebert è, in realtà, la storia di un giovane scrittore e di come sia riuscito a scrivere il suo secondo libro.
È la storia di un’amicizia più simile ad un rapporto padre-figlio.
È la storia di un amore nato in una piccola cittadina di provincia.

I personaggi che lo popolano sono moltissimi, ma l’intero romanzo ruota intorno a due figure principali: Marcus Goldman e Nola Kellergan.

Nola era l’elemento centrale intorno al quale gravitavano molti altri elementi.

Marcus Goldman è uno scrittore trentenne: ha pubblicato un best seller di successo, ma di fronte alla scadenza del contratto per il suo secondo romanzo ha il blocco dello scrittore.

Nola Kellergan è una quindicenne scomparsa ad Aurora nel 1975: il suo cadavere viene ritrovato solo nel 2008.

Ad unire queste due persone è Harry Quebert: mentore e amico di Marcus, amante e possibile assassino di Nola. All’epoca della relazione Nola aveva solo quindici anni, lui trenta.
Quando Harry viene arrestato per l’assassinio della ragazza, Marcus corre in suo aiuto.

Sotto le domande di Marcus Aurora – la piccola cittadina nel New Hampshire – deve rivelare tutti i suoi segreti.

Si sarebbe detto che Aurora, nell’agosto 1975, fosse un paradiso terrestre.

Aurora, questa bella e tranquilla cittadina marittima, scopre – o forse ammette a se stessa – di essere teatro di passioni proibite, invidie e gelosie, pregiudizi, intolleranza e cecità.

Ma chi si sarebbe mai permesso di accusare il nostro reverendo? Ad Aurora, nel 1975, nessuno si immischiava nei fatti del prossimo.

Ovviamente non aggiungerò altro sulla trama. La spinta principale che porta il lettore a continuare la lettura è proprio la morbosità nel voler spiare la vita di tutti i cittadini di Aurora, desiderosi di scoprire tutto quello che nascondono e trovare il colpevole.

Ho trovato la gestione dei tempi narrativi molto interessante. Sul piano temporale la storia procede in un incessante andare avanti e indietro: questo permette una maggiore immersione da parte del lettore, che può assistere direttamente a ciò che è accaduto in passato.

Ha l’immediatezza e la fluidità di una serie tv, soprattutto nell’incipit iniziale. Senza perdere la ricchezza di un testo scritto.

In fondo il romanzo che noi leggiamo è stato scritto dallo stesso Marcus al termine delle indagini e racconta dettagliatamente anche tutto il suo processo di scrittura. La finzione narrativa che mette in scena Joël Dicker – il vero scrittore – è mantenuta per tutto il romanzo, ad iniziare dalle trentun regole che aprono ogni capitolo, passando per la descrizione delle dinamiche dell’editoria fino ai ringraziamenti, che sembrano scritti proprio da Marcus, quello che in molti punti sembra essere il suo alter ego.

Grazie ai tuoi trentun consigli ho potuto scrivere il mio primo libro! E il secondo! E tutti gli altri che scriverò!

Un altro punto di pregio è la gestione dei colpi di scena. Non ci sono delle vere e proprie rivelazioni, semplicemente diverse interpretazioni e diversi punti di vista. Finché non si conosce tutta la verità e tutti i dettagli, una storia può avere diverse chiavi di lettura.
La stessa Nola passa dall’essere

[…] una ragazza speciale: così dolce, sempre gentile… qui in città le volevano bene tutti, come se fosse nostra figlia.

al diventare una “puttanella”

la ragazzina di quindici anni che aveva fatto girare la testa a un’intera cittadina della provincia americana.

fino a diventare

In seguito a un articolo del “New York Times”, Nola era diventata per tutti la ragazzina che ha commosso l’America.

Come avrete sicuramente intuito se continuo ad insistere sui punti di forza, è perché a fare da contraltare ci sono altrettanti punti deboli.

Se da un lato ho trovato la prosa molto incisiva e suggestiva, la pecca maggiore sono sicuramente i dialoghi. Tutti, in percentuali diverse, irreali e forzati. Sopratutto quelli della madre, a tratti irritanti.
In un contesto di estremo realismo, in alcuni capitoli quasi cronaca, queste forzature stridono e diventano ancora più visibili.

Altrettanto difficile da accettare sono le modalità con cui procede l’indagine: poliziotti che rivelano informazioni strettamente confidenziali, avvocati che aggirano la legge e abitanti di Aurora che restano misteriosamente silenziosi per rivelare tutto solo al momento giusto per il procedere della storia.

Un po’ tutti i personaggi risultano stereotipati, gli stessi elementi principali della trama – le azioni criminose – sembrano essere prese da un elenco di stereotipi sulla provincia americana. Se voleva essere una denuncia proprio su quest’ultima non è completamente riuscita, perché manca di mordente e cattiveria.

Infine la storia d’amore fra Nola e Harry, motore di tutto, non riesce né ad appassionare né a disgustare. Sicuramente è molto difficile descrivere l’amore fra un trentenne e una quindicenne. Ma sebbene le parole di Nola, seppur esagerate e scontate, possano essere ricondotte al suo amore adolescenziale, lo stesso non può dirsi per quanto riguarda Harry, un trentenne colto.

Non sono solita tirare le somme, ma per questa recensione mi sento in dovere.

Se ci si avvicina a questo romanzo con le grandi aspettative create dal clamore mediatico che ha suscitato, sicuramente si rimane leggermente delusi.

Io ritengo che La verità sul caso Harry Quebert sia un romanzo piacevolissimo da leggere: scorre bene e appassiona. Non si sente per nulla il peso della sua mole (anche letteralmente, me lo immaginavo più pesante e scomodo da leggere). Una di quelle letture rilassanti e di intrattenimento, perfette per i pomeriggi di giugno. Consigliata anche la lettura in gruppo per poter discutere e partecipare alle indagini.

All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo aver letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.

Nonostante queste splendide parole, l’intento di Dicker è riuscito solo in parte. Ma in fondo si tratta solo del secondo libro di un giovane scrittore e i semi di un capolavoro ci sono tutti.

 


5/17

Nota dell’Autrice: Questa volta ho anticipato quelle che erano le mie aspettative già nell’articolo. Un piccolo strappo alla regola. Ma siccome questi piccoli pezzi mi serviranno a fine anno per scrivere un articolo speculare a Le mie letture del 2017 mi dovrete scusare la ripetizione.

Avevo aspettative altalenanti riguardo quest’opera: se da un lato ero molto attratta dalla trama e soprattutto dall’utilizzo di diversi piani temporali – anche la scelta del titolo è perfetta -, dall’altra tutto il clamore che aveva suscitato, il prezzo e il genere mi hanno spinto a leggere questo libro con molti anni di ritardo. Quello che mi sono trovata di fronte è stato un libro non esente da difetti e secondo me lontano dall’essere un capolavoro, ma un romanzo accattivante, piacevolissimo da leggere e perfetto per il periodo in cui è stato letto. Spero di leggere presto altri romanzi dello stesso autore.

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