Prima del gioco del Trono

“Come può la verità essere tradimento?” ritorse Kyle il Gatto. “Nei giorni di re Daeron nessuno aveva paura di dire quello che pensava, ma ora?”

Invito alla lettura: per chi è impaziente di ritrovare le terre di Westeros, per chi aspetta la nuova puntata di Games Of Thrones e non sa come ingannare l’attesa, per chi vuole approfondire il mondo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Per chi non teme – nel cuore dell’estate – l’alito freddo dell’inverno.

Se vuoi iniziare subito la lettura, puoi acquistare il libro qui: Il cavaliere dei Sette Regni

Prima del gioco del Trono, ma non prima del Trono di Spade; prima dei venti di guerra, ma non della guerra; prima della (ri)nascita dei draghi, ma non prima che la speranza di un loro ritorno accendesse di aspettative il cuore di chi li attende come un nuovo inizio.

Il Cavaliere dei Sette Regni si colloca prima che l’epopea delle Cronache del ghiaccio e del fuoco prendano il via, durante il regno di Daeron il buono della casa Targaryen, quando le lotte intestine cominciano ad affacciarsi su Westeros, ma prima che divampino in tutta la loro violenza. Cento anni prima – anno più, anno meno – che un altro sangue di drago rivendichi il trono.

Dunk l’Alto è un cavaliere errante che si mette in cammino dopo la scomparsa del vecchio a cui ha fatto per anni da scudiero, e che lo ha salvato, ancora poco più che bambino, da una vita di espedienti nel Fondo delle Pulci di Approdo del Re:

“Un altro giorno se n’è andato” diceva di solito con un sospiro “e chissà che cosa ci riserverà il domani, eh, Dunk?”
Be’, un domani aveva portato loro la pioggia che li aveva inzuppati fino alle ossa, il giorno successivo raffiche di vento umido e quello dopo ancora un brusco abbassamento della temperatura. Il quarto giorno il vecchio era troppo debole per montare in sella. E ora se n’era andato.

Dunk affronta la sua nuova vita: si costruisce un nome, si crea un’insegna, si procura le armi non senza difficoltà, si affaccia al mondo delle giostre per sbarcare il lunario. Accanto a lui, il giovane Egg, scudiero senza cavaliere, astuto e sfrontato, gli occhi viola specchio di un destino da cui si nasconde.

Questo, in estrema sintesi, il filo narrativo che unisce i tre racconti lunghi – o romanzi brevi: andrà bene una qualsiasi delle due definizioni, senza perdersi in troppo lunghe disquisizioni teoriche – che compongono la raccolta:

Il cavaliere errante, La spada giurata e Il cavaliere misterioso. Preceduti a loro volta da una breve introduzione, che è anche la più riuscita sintesi dei secoli precedenti la guerra dei Sette Re.

Nel primo, assistiamo al tirocinio di Dunk, alla sua ascesa breve e polverosa, all’inizio della sua piccola fama durante il grande torneo di Ashford Meadow. E soprattutto, al disvelamento del piccolo Egg, che sarà motore delle vicende che dovranno venire. Nel secondo dei tre romanzi, Dunk ha prestato giuramento e con la sua spada serve uno dei molti signorotti locali che si ritagliano la loro influenza nelle maglie che sfuggono alla rete intessuta dalle grandi casate, e che conducono le loro piccole lotte di confine con la ferocia e la dedizione sanguinosa di chi difende, più che un pezzo di terra, il ricordo della propria grandezza perduta. Infine, Il cavaliere misterioso si apre a prospettive più grandi, a orizzonti più pericolosi.

Il punto di partenza è sempre il torneo indetto per il matrimonio della figlia di un signorotto, a cui partecipano alcuni dei migliori cavalieri della regione. Ma poi la giostra è il preteso per tessere trame e complotti di portata più ampia, per seminare ombre e zizzania, per ordire e smascherare tradimenti veri o presunti. Sullo sfondo, ormai presenza più ingombrante, il potere e la lotta per ottenerlo e conservarlo: il gioco del trono è all’orizzonte.

La lotta per il potere, dunque, è già presente: ma rimane sotto traccia, suggerita tra le righe, nei discorsi dei protagonisti, nelle mire più circoscritte – oggi diremmo provinciali, e quasi campanilistiche – di predoni e cavalieri caduti in disgrazia, di uomini dalla moralità dubbia quando non apertamente discutibile, di signorotti e vassalli, di beghe quasi minime di onore tradito, fasti familiari e approvvigionamenti sottratti indebitamente. Non senza sguardi più delicati e inaspettate tenerezze:

Il percorso li avrebbe portati attorno al versante opposto della collina, presso le tombe alle quali l’anziano cavaliere aveva consegnato la moglie e i figli all’eterno riposo nel folto dei cespugli di more.
“Quanto piaceva coglierle, queste more, ai miei ragazzi. Da piccoli, li vedevo tornare con le facce appiccicose e le braccia graffiate, e non ci mettevo molto a capire da dove venivano.” Sorrise con affetto.

A prevalere è un’aura di leggerezza, un’allure cavalleresca in cui c’è ancora spazio per la cavalleria autentica, per il gusto spensierato dell’avventura, per una giostra ben condotta e il valore delle armi, per il senso di giustizia che travalica il sangue e i quarti di nobiltà.

Soprattutto ne La spada giurata, c’è ancora spazio per l’onore e la galanteria, per un trofeo conquistato, per gesti e momenti che strizzano l’occhio alla ben più nobile tradizione della cortigianeria. E tuttavia, nella lunga estate riarsa, si comincia già a insinuare un’ombra, il riferimento quasi casuale al Nord e alla Barriera di ghiaccio che lo protegge, la nuova frontiera che potrebbe riservare chi sa quali nuove promesse. E’ ancora un desiderio di avventura, di un orizzonte esotico da scoprire. Ma il gioco del trono sta già muovendo i suoi lenti, inesorabili ingranaggi.

L’inverno è lontano, ma alita già i suoi venti freddi. Winter is coming.

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