Il buio oltre la siepe

“Maycomb era una vecchia città, e quando la conobbi io era una città vecchia e stanca.”

Invito alla lettura: Un classico moderno dal ritmo altalenante che raccontando uno spaccato degli Stati Uniti degli anni ’30, fa venire allo scoperto l’animo umano con i suoi lati migliori ma anche con le pulsioni più infime. Consigliato sopratutto come lettura scolastica.

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Ho compreso la potenza e il valore di questo libro solo dopo averlo chiuso. Ho iniziato Il buio oltre la siepe subito dopo la lettura di Confusione (conoscete già il mio amore per questa saga). Forse per questo motivo il passaggio alla scrittura e allo stile di Harper Lee mi sono stati un po’ ostici.

Tutta la prima parte mi è risultata lenta e non sono riuscita a empatizzare immediatamente con Scout. Poi verso la metà del romanzo è avvenuta la svolta: Il buio oltre la siepe vuole sì descrivere uno spaccato dell’Alabama degli anni ’30 e affrontare alcuni temi molto importanti, ma è prima di tutto un romanzo di formazione (Molti di voi – giustamente – esclameranno: complimenti, finalmente ci sei arrivata! Ma a mia discolpa posso dire che l’ho letto durante la settimana più calda di luglio). E in quest’ottica vanno interpretate molte scelte narrative.

Il romanzo è la voce di una Scout ormai adulta che ricorda e ci racconta uno dei periodi più importanti della sua infanzia e della sua crescita personale: tre anni in cui il suo mondo di bambina viene a scontrarsi con quello degli adulti.

Ci troviamo a Maycomb in Alabama, la vita della famiglia Finch viene sconvolta e trasformata quando al padre Atticus Finch viene affidata la difesa di un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza bianca.

“Ho assunto la difesa di un negro tutto qui…” […]
“Se non dovresti difenderlo, perché lo difendi?” “Per vari motivi,” disse Atticus, “Il principale è che se non lo facessi non potrei più andare in giro a testa alta, non potrei rappresentare la contea all’Assemblea legislativa e non potrei nemmeno dire a te o a Jem fa questo e non far quello.”

Sebbene questa sia a grandi linee la trama, il respiro dell’opera è molto più ampio e coinvolge tutta la cittadina.

Il tema centrale – la lezione – intorno a cui ruotano tutte le vicende è il pregiudizio, la paura verso ciò che è diverso da noi insita nell’animo umano.

In particolar modo viene sviluppata la tematica della segregazione razziale: nell’Alabama degli anni ’30 il destino di Tom Robinson è segnato. Non c’è niente che si possa fare: il finale del romanzo resta crudo e realistico e nulla viene risparmiato ai due bambini. Eppure lascia uno spiraglio di speranza:

Atticus Finch non vincerà, non può vincere, ma da queste parti non c’è un altro avvocato che sarebbe stato capace di far trattenere la giuria così a lungo in camera di consiglio, in un caso come questo. E mi disse: comunque vadano le cose è un passo avanti: un passettino piccolo piccolo, ma sempre un passo avanti.

A questo si lega anche l’emarginazione del vicino di casa dei Finch, Boo Radley, la cui diversità consiste nello status sociale e in una probabile malattia mentale. È la famiglia stessa a isolarlo in casa, mentre all’esterno diventa oggetto di pettegolezzi e leggende. Anche in questo caso – come dimostrerà lo sviluppo degli eventi – la paura si rivelerà vana e inconsistente.

A subire la stessa forma di pregiudizio è anche la stessa Scout: viene definita un “maschiaccio” perché le piace indossare calzoni, le piace sporcarsi e ha un carattere impulsivo e focoso. Le donne della comunità cercano continuamente di cambiarla e di “educarla” al giusto comportamento in società.

Come potevo sperare di diventare una vera signora se portavo i calzoni? Quando risposi che con un vestito addosso non riuscivo a fare niente, ribatté che non era previsto che facessi alcunché che richiedesse i calzoni.

Il buio oltre la siepe riesce a filtrare magistralmente tutti questi temi attraverso gli occhi innocenti e l’animo puro di Scout e Jem.

E infatti c’è voluta una bambina di otto anni per farli rientrare in sé!

Harper Lee fa porre loro domande complesse a cui gli adulti (Atticus e Calpurnia) danno risposte semplici e oneste. Per la scrittrice educare significa aiutare i bambini a capire e non allontanarli dalla realtà – per quanto ingiusta – con bugie melense.

I figli di Atticus crescendo si accorgono delle falle e della violenza della società in cui vivono, ma grazie alla loro educazione riescono a non commettere gli stessi errori della generazione precedente.

Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista!

La tranquilla cittadina di Maycomb diventa simbolo di tutte le tranquille cittadine rurali dell’entroterra degli USA, dove regnano povertà e società molto chiuse.

Di conseguenza, per tutto un secolo la città rimase immutata, come un’isola nel mezzo del mosaico di campi di cotone e delle foreste.

Realtà che Harper Lee – cresciuta nell’ambiente provinciale e chiuso di Monroeville – è riuscita a descrivere con grande vividezza perché trae a piene mani dalla propria infanzia.

La vicenda di Tom Robinson fa riferimento a un episodio di cronaca molto simile realmente accaduto: la drammatica morte di un adolescente afroamericano del Mississippi, Emmett Till, che nel 1955 viene torturato e ucciso per aver flirtato con una donna bianca.

Per apprezzarne maggiormente il coraggio e il valore bisogna ricordare che questo romanzo è stato pubblicato nel 1960: anno in cui in America si lottava contro la segregazione razziale e l’emancipazione femminile.

Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fin in fondo, qualsiasi cosa succeda.

Il buio oltre la siepe nella mia vita di lettrice è uno di quei libri che non incontrano completamente il mio gusto personale – preferisco romanzi dagli intenti più sfumati -, ma di cui comprendo appieno il valore.

Proprio alla volontà dimostrativa credo sia dovuta l’eccessiva piattezza di alcuni personaggi, tesi a incarnare un ruolo – un elemento del carattere – piuttosto che a interpretare una loro più autentica complessità.

Il buio oltre la siepe è un romanzo che deve essere letto.

Perché in tutte le società, in ogni cittadina esiste qualcuno di diverso, di altro, che spaventa. E Il buio oltre la siepe ci ricorda che bisogna avere il coraggio di imparare a conoscerlo, perché forse una volta illuminato non si rivelerà poi così diverso da noi.

La diversità non è mai un difetto, ma un valore aggiunto.


7/17

Uno dei motivi per cui ho deciso di leggere Il buio oltre la siepe è stato quello di cercare di far pace con la letteratura americana come avevo già accennato nella mia tbr di quest’anno.
Questo romanzo è sicuramente un ottimo inizio lungo la strada che porta alla firma dell’armistizio.

 

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